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10 dischi dal vivo da riscoprire

Di dischi dal vivo ne sono stati pubblicati a centinaia, alcuni sono dei veri e propri classici: Live At Leeds degli Who, Live At The Apollo di James Brown, Live At The Regal di B.B. King, Get Yer Ya-Yas Out! degli Stones – solo per citarne alcuni a caso – e c’è chi dice che il più grande album di Bob Marley sia proprio quel Live! registrato al Lyceum di Londra nel 1975 e pubblicato nello stesso anno. Per non parlare di At Folsom Prison di Johnny Cash.

Ecco, abbiamo selezionato qui 10 di quelli da non annoverare tra i classici – ma per un verso o l’altro significativi. Buon divertimento: ce n’è per tutti i gusti.

Red Hot Chili Peppers - Live In Hyde Park - FrontRed Hot Chili PeppersLive In Hyde Park (2004)

Vero che nemmeno questo disco smentisce il fatto che Kiedis faccia una fatica bestiale dal vivo, ma è un piacere assoluto ascoltare Flea e Frusciante in libera uscita. Tra cover improvvisate (I Feel Love di Donna Summer, Brandy dei Looking Glass, Black Cross dei Grave) e omaggi vari  (Transmission nascosta all’inizio di Right On Time, ma anche il grande medley di batteria che tira in mezzo Led Zeppelin, Queen e U2), i RHCP pescano a piene mani da Californication e By The Way, poco dal passato meno recente ed è un peccato. Ma questo doppio è una botta di adrenalina notevole.

spiritualized_royal_albert_hallSpiritualized – Royal Albert Hall October 10, 1997 (1998)

E’ una esibizione circolare questa: inizia sussurrata con Oh Happy Days e allo stesso modo termina, un’ora e mezza più tardi; giusto per ribadire che gli Spiritualized si collocano esattamente a mezza via tra il soul ed il frastuono più elettrico (ed eclettico), tra la redenzione ed il peccato più sordido. J Spaceman e i suoi, accompagnati da una sezione di ottoni, un quartetto d’archi e dal London Community Gospel Choir, riempiono la scaletta con brani tratti da Ladies And Gentlemen… (allora fresco di pubblicazione) e traboccano di un suono densissimo e stordente.

black_crowes_liveThe Black CrowesLive  (2002)

Il Live At The Greek, pubblicato dai Black Crowes in compagnia nientemeno che di Jimmy Page, merita forse un capitolo a parte. Questo album, però, registrato interamente all’Orpheum di Boston ha un significato particolare perché cattura gli ultimi due concerti della banda dei fratelli Robinson prima di una lunga pausa che sarebbe durata fino al 2005. E’ una delizia di chitarre, una raccolta del migliore blues rock prodotto nei ’90, che trova dal vivo il suo sbocco naturale e selvaggio.

Curtis_Mayfield_curtis_liveCurtis MayfieldCurtis/Live! (1971)

Lasciati alle spalle gli Impressions, nel 1971 la nuova vita solista di Mayfield era ancora in stato embrionale. Questo però non gli aveva impedito di creare un album pazzesco come Curtis, appena un anno prima. L’anno dopo sarebbe arrivato un successo come Superfy. Questa è una perfetta fotografia del Mayfield che cerca di trovare la quadra (o addirittura il suo posto nel mondo), ma il suo fare sociopolitico emerge già forte nei molti intermezzi parlati di questo disco registrato dal vivo al piccolo Bitter End di New York. Il resto è puro funk soul: sussurrato, morbido, languido, ma altrettanto incendiario.

pearl_jam_live_on_two_legsPeal JamLive On Two Legs (1998)

Prima dell’invasione di bootleg ufficiali (dal tour di Binaural in poi), solo questo album documentava quanto i Pearl Jam rendessero al meglio dal vivo. Gli anni selvaggi del grunge sono alle spalle, e qui Vedder e compagni si destreggiano alla perfezione tra (ormai) classici, produzione più recente (è il tour di Yield) e omaggi al padrino Neil Young: coinvolgimento emotivo garantito. Contiene la migliore versione mai pubblicata di Nothingman.

One-More-Car-One-More-Rider-coverEric ClaptonOne More Car, One More Rider (2002)

Lontano dalla mitologia dei ’60, dall’enorme successo dei ’70, dagli eccessivi ’80 e dal mainstream patinato dei ’90, il Clapton degli anni zero ha spesso sfoderato colpi da maestro. Il suo unico credo: il blues. Questo doppio album documenta il tour mondiale del 2001 iniziando in acustico e sfociando in una irrefrenabile carica elettrica che ripercorre i maggiori successi di Mr. Slowhand. È vero che molti classicissimi (Badge, Lyla, Sunshine Of Your Love, Hoochie Coochie Man) diventano presto un’orgia chitarristica tanto esaltante quanto autoindulgente, ma è assolutamente quello per cui si paga il biglietto ad un concerto di Clapton.

mccartney_wings_over_americaPaul McCarney & WingsWings Over America (1976)

Ripubblicato nel 2013 in una scintillante deluxe edition ma già straripante all’epoca, questo disco racchiude il meglio della produzione solista (o quasi) di McCartney – almeno per quanto riguarda i ’70. Registrato durante le date americane del tour mondiale del ’76, mischia alcuni classicissimi dei Beatles (qui per la prima volta accreditati a «McCarntey – Lennon») a colpi da maestro tipo spettacolari versioni di Maybe I’m Amazed, Say Say Say, Silly Love Songs, Band On The Run, Live And Let Die. Il Macca conduce fiero la sua band, accanto all’amata Linda, tra continui cambi di registro e un’incontrollabile gioia melodica. Music for the masses.

marlene_kuntz_hup_live_in_catharsisMarlene KuntzH.U.P. Live In Catharsis (1999)

Senza mezzi termini: questo live mette il sigillo al periodo per il quale i Marlene Kuntz verranno ricordati come una delle band più sacre dell’alternative italiano; tutto quello che è venuto dopo – pur talvolta buono (Che Cosa Vedi) – è stato un lento scivolare. E quindi quest’ora abbondante di parole sputate, chitarre torturate e litri di sudore è uno spartiacque. Un momento in cui i Marlene portano il loro repertorio furioso ad una massa adorante e speranzosa. Si va dalla sacralità arresa di Nuotando Nell’Aria al lessico incredibile di Ape Regina, da una tesissima Festa Mesta all’ipnosi collettiva di Ineluttabile. Irripetibile.

rem_live_olympiaR.E.M. – Live At The Olympia (2009)

«This is not a show», inizia così questo doppio disco che cattura i R.E.M. impegnati a testare dal vivo molte delle canzoni che sarebbero finite su Accelerate. E poco oltre, per mettere ancora più in chiaro le cose, «we are R.E.M. and this is what we do when you’re not looking»: insomma prove, aperte al pubblico ma pur sempre prove, assolutamente informali e rilassate. E per ribadire il legame tra quell’album di prossima pubblicazione ed il passato, Stipe, Buck e Mills si lanciano in tantissime canzoni riprese dagli anni ’80, comprese Gardening At NightKohoutek, Little America, 1,000,000Wolves, Lower. Praticamente preistoria – ma una preistoria strepitosa.

elvis_costello_el_mocamboElvis Costello – Live At The El Mocambo (1993)

Registrato nel 1978 al mitico El Mocambo di Toronto, per anni è stato solamente un promo registrato dalla CBS e dedicato al mercato canadese; poi una prima pubblicazione nel 1993 e infine la riedizione nel 2009. Qui c’è il meglio del meglio dell’occhialuto inglese, ovvero il materiale proveniente da My Aim Is True e This Year’s Model, suonato con una urgenza incredibile. Fa il paio con Live At Hollywood High, altro album dal vivo notevole del primissimo Costello – giovane, incazzato, strambo, esplosivo.

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