Appunti Featured Main

100 Best Of da riscoprire (2)

Le premesse a questa serie di articoli le trovate nella prima parte. Pronti via?

Elton John – Greatest Hits 1970-2002 (2002)

Due dischi, il secondo dei quali praticamente inutile, ma il primo contiene la più sfolgorante pop music che potreste mai ascoltare (Beatles esclusi, ovviamente). Your Song, Tiny DancerRocket Man (I Think It’s Going To Be A Long, Long Time)Crocodile RockSaturday Night’s Alright For Fighting, Daniel, Honky Cat e via così: tutto ciò che c’è da sapere su Elton John. Forse troppo spesso ci si concentra sul personaggio, dimenticando che razza di genio sia (stato).

PixiesWave Of Mutilation: Best Of Pixies (2004)

Per tutti quelli che pensano, anche senza avere il coraggio di dirlo, che quei dischi fondamentali dei Pixies (Surfer Rosa, Doolittle) sino tanto geniali quanto estenuanti, confusionari, scorbutici, incasinati. Insomma, che siano degli esercizi di auto-sabotaggio perfettamente riusciti. Ecco, per voi: Here Comes Your ManGiganticMonkey Gone To Heaven, DebaserCaribouWhere Is My Mind? stanno anche qui, tutte insieme.

R.E.M.Singles Collected (1994)

Pubblicata dalla I.R.S. Records quando i R.E.M. l’avevano ormai da tempo lasciata per accasarsi alla Warner (e stavano mietendo successi e numeri impressionanti), questa raccolta è il documento definitivo della storia della band di Michael Stipe negli anni ’80 – vissuti per la maggior parte da miracolosi indipendenti. Tutti i singoli da Murmur a Document, comprese b-side. Con una pecca mica da poco, certo: l’ep Chronic Town, che fu il loro vero debutto e che fa storia a sé. Abbiamo perso il conto degli anni dai quali nel attendiamo una ristampa.

David BowieNothing Has Changed (2014)

Riassumere Bowie è probabilmente una delle cose più difficili che si possano immaginare. Ma quando vi svegliate indecisi da quale dei suoi album farvi sedurre, quando non sapete se avete voglia di perdervi dentro Low o cantare a squarciagola Life On Mars, quando solo pensate che servirebbe un po’ di magia, ma non sapete come: ecco,  Nothing Has Changed è la risposta più efficace.

MorrisseyThe HMV/Parlophone Singles ’88-’95 (2009)

Dissoltisi gli Smiths, Morrissey sembrò cavarsela molto meglio del suo ex sodale Johnny Marr. In realtà entrambi continuarono a fare ciò che sapevano fare meglio, però ciascuno per i fatti propri: Marr il musicista, perfetto creativo/uomo spalla; Morrissey il frontman istrionico, lo scrittore tormentato,  l’uomo dalla vanità infinita. A cavallo tra gli ’80 e i ’90 cavalcò il mito e trovò un palcoscenico eccentrico ed ideale. Poi, quando la sua amata isola tornò ad essere l’epicentro del mondo, proprio lui si fece trovare impreparato con un paio di album mediocri (Southpaw Grammar, 1995; Maladjusted, 1997) e con l’ispirazione ai minimi termini. Sarebbe tornata solo nel decennio successivo, dopo un lungo silenzio (You Are The Quarry, 2004); The HMV / Parlophone Singles ’88-’95 raccoglie il 15% del credito di cui Morrissey tutt’ora gode (il resto viene dagli Smiths, appunto) e lo fa in senso straripante: tutti i singoli e tutte le b-side di un periodo in cui sembrava destinato a diventare re.

Alice CooperAlice Cooper’s Greatest Hits (1974)

Ad oggi, si tratta dell’unico best of degli Alice Cooper. Si può dire che la maggior parte di questi brani, spogliati del loro contesto teatrale, del loro concetto, non abbiano granché senso. Si può anche dire che, invece, siano molto più sopportabili, apprezzabili e divertenti così, senza tutte quelle stronzate. Di fronte a roba tipo I’m Eighteen, Under My Wheel, Be My Lover, No More Mr. Nice Guy, propendiamo per la seconda ipotesi.

The Stone RosesThe Complete Stone Roses (1995)

Mettiamola così: non avete idea degli Stone Roses ma ne avete sempre sentito parlare. Sulle prime, ascoltando The Complete Stone Roses vi sembrerà assurdo che il debutto della band di Ian Brown e John Squire occupi quel posto decisivo nella storia della musica. Poi però inizierete a capire, più o meno quando attacca Sally Cinnamon. Ora di She Bangs The Drums non potrete più farne a meno, finirete dritti alla fonte ma questa raccolta vi aiuterà a completare il puzzle di tutto il periodo che i Roses passarono con la Silvertone Records, con b-side e singoli (che erano) introvabili. Di questo passo, potreste poi arrivare a pensare che Second Coming – l’album che chiuse l’avventura degli Stone Roses, pubblicato per la Geffen – sia davvero un disco pessimo come si è detto per (troppi) anni, senza nemmeno ascoltarlo. Fair enough, ma sappiate che non è così.

SladeSladest (1973)

Il fenomeno Slade ha contorni abbastanza specifici: Inghilterra, arbori glam rock. Un paio di album da ricordare e diversi singoli in classifica, tra i quali Merry X-Mas Everybody, che ogni anno da allora ci ritorna (sempre lì in terra d’Albione), e Cum On Feel The Noize (che gli Oasis piazzarono come b-side di Don’t Look Back In Anger; rilessero anche la canzone natalizia, qui). Tutto questo per dire che se c’è davvero qualcosa da recuperare, probabilmente lo troverete su Sladest.

Depeche ModeThe Singles 86>98 (1998)

Everything Counts e Just Can’t Get Enough stanno nel capitolo precedente, The Singles 81>85, e sono anche le uniche cose da conservare di quei primi Depeche Mode. Ma in The Singles 86>98, incluso l’inedito Only When I Lose Myself, tutto luccica e tutto è effettivamente oro. Si potrebbe trarre molto altro dai dischi messi in fila da Black Celebration a Ultra, oltre i singoli; ma questi mettono d’accordo tutti e tocca arrendersi: il synth pop ha fatto anche cose buone.

PrinceThe Very Best Of Prince (2001)

È praticamente l’unica raccolta appetibile pubblicata prima della scomparsa di Prince, perché The Hits 1 e The Hits 2 (1933) contengono anche troppa roba. Invece qui c’è tutto quello che serve e nulla di più, un concentrato di canzoni da far impallidire anche Michael Jackson (…ops). Dritti al punto: Little Red Corvette, Purple Rain, 1999, I Wanna Be Your Lover, Kiss… se chiudete gli occhi e pensate ad un brano di Prince, al 99% qui c’è.