Appunti

6 album per l’autunno

6 album per l'autunno - 2017

Due stagioni fa vi abbiamo una personalissima selezione invernale e prima o poi, se ci andrà (come di regola), completeremo tutto il giro.

Ma – ehi! – ecco ora l’autunno. Ci ha messo un po’ ad arrivare e quando è arrivato non l’ha fatto con particolare convinzione, però adesso è decisamente tempo di tirare fuori i maglioni, di passare qualche sera in più in casa, di bere alcolici diversi, di baci sotto le coperte (e non più su lenzuola sudate); di castagne, animali in letargo e vita che rallenta, pioggia e nebbia a nascondere la natura che cambia colore.

Scegliendo questi 6 album abbiamo cercato raccogliere tutte queste suggestioni e ve le dedichiamo; che siate persi nel nulla nella irreale pianura padana o laggiù, magari a rubare tempo a lavoro se capita di prendere un ultimo sole sulla spiaggia di Mondello: buon autunno a voi.

Belle And SebastianIf You’re Feeling Sinister (1996)

Non è soltanto il suono dolcissimo – le melodie e sussurrate, le chitarre acustiche e i fiati rotondi capaci di esplosioni soffici soffici – che giustifica l’inclusione del capolavoro dei Belle And Sebastian in questa lista. Il punto è che If You’re Feeling Sinister dipinge un mondo fatto di approcci incerti, drammi post adolescenziali (che in prospettiva adulta appariranno ridicoli), ambizioni frustrate e sperimentazioni sessuali tanto interessanti da distrarci dal tè pomeridiano, mollato all’improvviso sul tavolo della cucina. Tutta roba da consumare tra le mura domestiche, ma che arriva distrarci mentre scendiamo sulla pista di atletica con i nostri pantaloncini ormai inadeguati alla stagione e i muscoli già indolenziti.

MotorpsychoTimothy’s Monster (1994)

Timothy’s Monster è quel venticello fresco ed imperterrito che vi coglie quando l’aria sta cambiando, quando è evidente che l’estate è ormai andata però non del tutto ancora e quindi siete ancora vestiti leggeri. Il quarto album dei Motorpsycho è quella roba lì: un senso di abbandono all’inevitabile e può essere un sottile piacere frizzante o un vero tormento. Lasciate tutto alle spalle, le avide carezze estive e i tramonti rubati, le ubriacature moleste, i panorami esotici o la quiete infernale delle città vuote: vorreste resistere e urlare o non esserci più, ma vi troverete comunque d’un baleno a danzare sullo strambo valzer malinconico di Now It’s Time To Skate, guardando da lontano il vostro amore estivo pedalare via.

Gazebo Penguins – Nebbia (2017)Gazebo Penguins - Nebbia - Cover

Nebbia, in sostanza, è il disco italiano, autunnale, per eccellenza. Secondo noi ovviamente. Ma vi mettiamo alla prova: riassume perfettamente l’atmosfera della Pianura Padana, quella dove da fine ottobre a febbraio senti l’umidità fino dentro le ossa e quella dove in realtà la nebbia è l’ultimo dei problemi. Perché è durante l’autunno in nord Italia, l’autunno della provincia, degli anni di persone e di storie personali, tornano a galla le cose ruvide e reali. E anche se qui il suono dei Gazebo Penguins è un po’ più morbido rispetto ad altri album, è la chiave per attraversare i giorni più grigi, per trovare una strada da costruire, forse da immaginare. Tre pezzi imperdibili: Nebbia, Bismantova, Atlantide.

Bright Eyes - Fevers and Mirrors - CoverBright Eyes – Fevers and Mirrors (2000)

Qui siamo nel pieno delle armi a doppio taglio, anzi se proprio avete una classica allergia per gli album malinconici: i Bright Eyes vanno presi a piccole dosi. Ma se siete fra quelli che riescono ad andare oltre e farvi ammaliare da quella vena di Indie Rock, della fine anni ’90 e primi anni ’00, quella in cui ci sono voci come quella di Conor Oberst che vi cullano allora potrete immaginare pomeriggi intorno al fuoco, serate in un pub, alberi che si muovono con il vento al ritmo delle chitarre e di essere accompagnati in storie piene di nostalgia dove la sensazione è mettere un cappotto, capire che si è appoggiato sulle spalle e sentire il tepore che arriva fino dentro nelle viscere. Da non perdere: The Calendar Hung Itself…, Something Vague e Sunrise, Sunset.

Fairport Convention – Liege & Lief (1969)

Il fuoco nel camino. La teiera fischia e l’acqua bolle. Pareti di legno, grandi finestre. Dai vetri appannati, un giardino dove l’erba umida e gli alberi con le foglie cariche di pioggia si possono solo intravedere, velati da una leggera nebbia mattutina che deve ancora diradarsi. Sei ventenni si riuniscono in una casa di campagna per condividere la passione per la musica tradizionale britannica. Danno corrente agli strumenti e cambiano la storia del Folk. Un disco che è insieme omaggio e rinnovamento, ricerca filologica e innovazione elettrica, senza perdere nulla dello spirito e delle atmosfere originali. Suoni e sapori rurali e conviviali, come quele dei racconti tramandati dalla tradizione orale. Storie che fanno paura, quando necessario, e che sono moniti e insegnamenti per le nostre vite. Per non dimenticare.

Nick Cave – The Good Son (1990)

Difficile scegliere. Nella discografia di Re Inchiostro l’ombra è un elemento costante. Qui però, forse più che altrove, le atmosfere si fanno corali e messianiche (The Weeping Song), marziali e inesorabili (The Hammer Song), dolorse e strazianti (Sorrow’s Child), dolenti (Lucy). Ed è sempre presente, di fondo, quella malinconia che una stagione come l’autunno porta naturalmente con sé e celebra nella notte magica fra la fine di ottobre e l’inizio di novembre. Cave al tempo usciva da due anni travagliati, passati a curarsi dalla tossicodipendenza. Ogni stagione è necessaria alla successiva: nel ciclo della vita rinasce in primavera solo ciò che sa fingersi morto in autunno.