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AAVV – George Fest: A Night To Celebrate The Music Of George Harrison

george_festGeorge Fest è un concerto-tributo a George Harrison tenutosi nel settembre 2014 al Fonda Theatre di Los Angeles: i proventi di quella serata e del doppio disco che ne è stato ricavato oggi andranno al Jameson Neighborhood Fund.

Dhani Harrison ha organizzato la serata immaginando «un piccolo club dove la mia generazione di musicisti potesse suonare i pezzi più profondi della sua carriera»; è proprio questo gap generazionale che separa George Fest: A Night To Celebrate The Music Of George Harrison dal Concert For George del 2002 alla Royal Albert Hall, sul cui palco si alternarono solo i pari del beatle tranquillo: Paul e Ringo, Eric Clapton, Billy Preston, Tom Petty, Ravi Shankar; qui l’unico “intruso è Bian Wilson, ma L.A. è pur sempre casa sua.

E insomma, gli esiti di George Fest sono stellari e deludenti allo stesso tempo.

Stellari perché tale è canzoniere di George Harrison, anche se i protagonisti di questo concerto non brillano poi troppo per originalità, pescando a pienissime mani dal capolavoro All Things Must Pass e dal repertorio dei Beatles senza nessuna vera sorpresa (a parte la piacevolissima inclusione di Any Road, giustamente trattata come un classico: pubblicata solo sul postumo Brainwashed, risale ai tempi di Cloud Nine).

Il mood è rilassato e inclusivo come si addice ad occasioni del genere, tra gli highlight certamente l’apertura affidata ad un Conan O’Brien incalzante su Old Brown Shoepensavo fosse un tributo a Geroge Michael e ho passato una settimana ad imparare Faith!»), seguito da Britt Daniel (Spoon) per una rivitalizzante I Me Mine; i Black Rebel Motorcycle Club imprimono il loro marchio oscuro su Art Of Dying (che ne esce sminuzzata come un brano dei Radiohead pre Kid A), If Not For You si distingue per il timbro particolarissimo della voce degli Heartless Bastards, allo stesso modo in cui Give Me Love (Give Me Peace On Earth) rivisitata da Ben Harper acquista una riuscitissima sfumatura soul; i Flaming Lips si producono in una versione di It’s All Too Much piena di acidità e riverbero. Tranquillamente dimenticabili le partecipazioni di Norah Jones (che riesce a banalizzare Something), Ian Astbury (Cult), Brandon Flowers (ovviamente).

Il limite di George Fest: A Night To Celebrate The Music Of George Harrison è che si tratta di una iniziativa anche troppo scanzonata perché si trasformi in qualcosa di ottimo, ma d’altra parte (ancora una volta) la qualità del materiale trattato impedisce di scadere.
E soprattutto l’onnipresente Dhani Harrison non ha chiarito una cosa: conosce solo gente dell’altra sponda dell’Atlantico? No perché qui a parte Ian Astbury di inglese non c’è nulla ma sarebbe stato interessante sentire i suoi coetanei britannici (se non troppo presi dai talent show) alle prese con uno a cui devono molto (ma forse non lo sanno).

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