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AAVV – Hyperswim

Hyperswim è il grande party per i 15 anni di Hyperdub, una festa in cui Londra è solo un puntino sulla mappa, Kode9 e Burial due dei tanti.

Strano ma fino ad un certo punto, perché negli ultimi tempi l’etichetta ha alzato lo sguardo oltre la city, ha teso orecchie e mani intorno al mondo, attraversato oceani e continenti ed è diventata una specie di grande casa globale di un certo tipo di elettronica.

Quale sia questo certo tipo lo si intuisce ma è molto difficile da definire, anche se questa raccolta fornisce alcuni indizi importanti.

È questione di rimestare nell’oscurità, anzitutto, fisica o mediatica che sia. Che vengano da Chicago, Londra, Philly, Birmingham o Cape Town, nessuna di queste diciannove tracce sembra aver mai preso nemmeno un raggio di sole. Ma non è più tempo di soli spettri notturni (quello è il Burial di un decennio fa e da allora anche lui ha cambiato percorso, vedi Old Tape) oppure di garage o battaglie footwork: l’universo Hyperdub come presentato su Hyperswim è una sorta di villaggio globale post-tutto, che riflette in senso tribale la mancanza (o il rifiuto) di traiettorie consolidate, che pesca ciò che vuole dal passato, che preferisce pochi fedeli a grandi masse distratte.

Un suono che senza tendere mai al cerebrale si tiene comunque ben distante dall’intrattenimento.

I nomi coinvolti in Hyperswim spaziano da artisti che hanno debuttato solo di recente su Hyperdub (Moon Kanda, DJ Taye, DJ Haram, Angel-Ho, Nazar, DJ Spinn, il torinese Mana – la sua Climbing The Walls è uno degli episodi più incredibili tra tutti) a nomi storici; nonostante le premesse e l’indole inevitabilmente frammentaria ne esce una compilation iper-godibile, una specie di vetrina in cui nessuno sgomita perché tanto è buio pesto.

Non ha la pretesa di prevedere il futuro, ma ha certamente quella di rivendicare il presente e mostrarlo da una prospettiva diversa.