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AAVV – Prodigy Present: The Dirtchamber Sessions Volume One

Concluso il tour di The Fat Of The Land – che aveva portato i Prodigy in giro per il mondo per oltre un anno – Liam Howlett ricevette una telefonata: gli andava di creare un mix per The Breezeblock, la trasmissione di Mary-Anne Hobbs in onda su BBC Radio 1?

Rispose di sì, a patto di poter fare tutto nel suo studio casalingo e non dal vivo come avveniva di solito su The Breezeblock.

Il risultato andò in onda il 18 ottobre 1998 e pochi giorni dopo iniziò a circolare sotto forma di bootleg; la XL, a quel punto, decise di assecondare il mercato e annunciò che il mix sarebbe stato ufficialmente pubblicato: così nacque The Dirtchamber Sessions Volume One.

Arrivò nei negozi il 22 febbraio 1999, prese il nome dalla stanza in cui era stato creato quel laborioso taglia e cuci (carino chiamare un posto della propria casa dirt chamber, no?) e a dire il vero alcuni problemi di copyright imposero delle modifiche rispetto a quanto trasmesso dalla BBC: su tutte, fu tenuta fuori Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band perché – sebbene McCartney non avesse alcun particolare problema a concedere l’uso di quella traccia (almeno così si tramanda) – all’epoca la Apple impediva a chiunque di usare materiale dei Beatles.

Sia come sia, ciò che è stato tramandato ai posteri è un disco che frulla trent’anni di musica meravigliosa, utilizzando come collante beat vecchia scuola, ispirato nei modi da Grandmaster Flash e nel contenuto dal gusto personale di Howlett: dai Sex Pistols a Barry White, dai Propellerheads ai Primal Scream, passando per un sacco di hip hop, senza soluzione di continuità.

Un’opera grandiosa, che svisa tra roba immediatamente riconoscibile ad altra (molto) più oscura, in 50′ costantemente sovreccitati nei quali è impossibile dire cosa sia meglio, se l’attacco chitarristico della terza sezione – nel momento in cui The Mexican di Babe Ruth plana su Rock The House dei B Boys – o magari l’intera seconda parte, in cui una meraviglia come Bug Power Dust dei Bomb The Bass stacca all’improvviso su Pump Me Up di Grandmaster Flash & The Furious Five e di lì diventa How High dei Charlatans, il cui ritornello è sparato altissimo prima di ricadere su Poison degli stessi Prodigy, che a sua volta diventa Been Caught Stealin’ dei Jane’s Addiction. O magari poco dopo – lì dove New York dei Sex Pistols viene risucchiata dentro Punk To Funk di Fatboy Slim – o ancora oltre, le ultime due sezioni che sembrano la colonna sonora di una sfida stradaiola tra gang di breakdance.

Per la visione che l’accompagna, per come è uscito, perché è una fonte di scoperte potenzialmente inesauribile e perché è meglio di qualunque playlist possiate pescare oggi o domani su Spotify, The Dirtchamber Session Volume One sta a pieno titolo in un ideale Olimpo dei mixtape. Peccato soltanto che a discapito del suo titolo non abbia mai avuto un seguito.