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AAVV – Sound City: Real To Reel

La storia dei Sound City Studios di Los Angeles è intensa e altalenante: fondati nel 1969, iniziarono davvero ad ingranare solo dopo alcuni anni turbolenti, cioè quando i proprietari acquistarono una delle pochissime consolle al mondo progettate da Rupert Neve, ordinandola direttamente dall’Inghilterra e pagandola più di 75.000 dollari – una somma all’epoca enorme.

Ma fu grazie a quella ed al modo stupefacente in cui riusciva a catturare i suoni che i Fleetwood Mac rimasero tanto colpiti da Stevie Nicks e Lindsey Buckingham, li invitarono ad entrare nella band, scrissero e registrarono lì Rumours.

Quell’album aprì le porte dei Sound City a moltissimi e i ’70 furono un periodo d’oro; la processione si fermò solo quando tutto quell’apparato diventò improvvisamente datato a causa dell’avvento della tecnologia digitale.

Il risultato fu che quando i Nirvana ci misero piede, i guai finanziari ed il livello della clientela aveva ridotto il posto ad un casino in cui era praticamente anche permesso pisciare sui muri. Ma il successo di Nevermind avviò un altro ciclo fortunato, di nuovo spazzato via a fine millennio dal nuovo scossone tecnologico, da Pro Tools in giù.

Lo studio resistette e resiste, anche se quella consolle non c’è più: nel 2013 Dave Grohl è andato a recuperarla, l’ha comprata, l’ha fatta installare nel suo studio personale ed ha girato un documentario bellissimo, Sound City.

Sound City racconta in parte la storia degli studi dai quali prende il nome e per altra parte quello che è successo dopo, cioè le session organizzate da Dave Grohl per onorare quel miracoloso banco mixer coinvolgendo moltissimi di coloro che avevano avuto modo di apprezzarne le qualità. Un invito aperto a suonare, comporre, confrontarsi, farsi due risate e rivivere l’atmosfera familiare che era propria dei Sound City.

Il risultato è racchiuso in Sound City: Real To Reel, album che – va detto – slegato dal documentario perde un po’ di senso, perché quel supporto visivo racchiude dei momenti incredibili e forse del tutto intraducibili al solo udito.

Insomma: guardare il making of di alcuni di questi brani è interessante ed eccitante quanto ascoltare il prodotto finito. È il caso di Mantra, costruita su un incastro di pianoforte (Trent Reznor) e basso (Josh Homme) che a sentirla quasi non si direbbe; o di You Can’t Fix This e della voce ancora incredibile di Stevie Nicks, oppure – ancora – di Cut Me Some Slack, una specie di redazione di Helter Skelter in cui McCartney guida i Nirvana (nel senso che la sezione ritmica è proprio Grohl – Novoselic); la dimostrazione di cosa può ancora portare avere Dave Grohl dietro le pelli sta anche in Heaven And All, che fa suonare i Black Rebel Motorcycle Club fighi quanto i Queens Of The Sone Age di Songs For The Deaf.

Altrove gli esiti non sono così brillanti e sono più che altro figli dell’entusiasmo della situazione (ad esempio la sguaiata Your Wife Is Calling con la voce di Lee Vig dei Fear), ma il giudizio complessivo non può essere che positivo. Dopotutto, esattamente come quel mixer leggendario ha contribuito a far arrivare al mondo un caleidoscopio di suoni, Sound City: Real To Reel porta con sé moltissime storie da scoprire.