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AAVV – The Upsetter

Complici le celebrazioni per i 50 anni della Trojan Records, tocca parlare di un tempo in cui la vita di Lee ‘Scratch’ Perry non aveva ancora assunto i contorni della stregoneria ed il nostro sembrava a suo agio nel farsi ritrarre in un qualsiasi parco londinese, lontano dalla sua terra, vestito da comune mortale e con due piacevoli signorine di (mero) contorno.

O almeno così venne presentato al mondo dalla Trojan stessa, attraverso questo disco pubblicato nel 1969 che tecnicamente è una compilation: The Upsetter mette insieme le sue prime produzioni e composizioni da indipendente, per la maggior parte strumentali accreditati alla sua house band – gli Upsetters, appunto, il cui nucleo originale ricomprendeva Jackie Jackson al basso, Hugh Malcom alla batteria, la chitarra di Hux Brown e Gladdy Anderson al piano – oltre che un paio di tracce a di Busty Brown e dei Muskyteers (alias Silvertones).

Nel ’66 Perry mollò lo Studio One di Coxone Dodd (dove gli toccava occuparsi di tutto: dalle percussioni all’agenda degli appuntamenti) e si ritrovò a lavorare come ingegnere agli studi West Indian Records Ltd di Joe Gibbs: la collaborazione sarebbe durata poco perché (fondamentalmente) Bunny Lee gli rubò il posto, ma proprio in quel periodo nacque e crebbe il suo risentimento nei confronti di Dodd; sentiva di essere stato sfruttato, sentiva di non aver avuto ciò che avrebbe meritato, e incarnò il suo risentimento attribuendosi il nickname di upsetter non ho motivo di odiare mr. Dodd, anzi l’ho addirittura perdonato. Ma quello che voglio fare e farlo arrabbiare»), che avrebbe mantenuto mettendosi in proprio.

Il valore di The Upsetter è quasi archeologico, perché scolpisce Lee ‘Scratch’ Perry e la sua fissa iniziale per i suoni dell’organo – che è il punto focale qui – e lo ritrae nel momento stesso in cui per la prima volta per i fatti suoi riesce ad affacciarsi alle classifiche Uk: non solo originali come  Souful IMan From MI15 e Thunderball, ma anche riadattamenti di To Love Somebody (Bee Gees) e Hard To Handle (Otis Redding). Materiale che mostra la sua fascinazione per quell’assetto culturale imposto dalla colonizzazione inglese, tanto difficile da rinnegare.

Più avanti Perry batterà strade più interessanti, ma l’origine del suo mito sta in questa raccolta, frutto diretto della sua personalissima emancipazione.