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Afterhours – Hai Paura Del Buio?

Afterhours_-_Hai_Paura_Del_Buio-300x300Sono arrivata tardi agli Afterhours, ma poi non mi sono mai più staccata da loro. E non è stato difficile andare quindi a colpo praticamente sicuro per la scelta dell’album italiano che preferisco.

Devo ammettere di essere affezionata in modo personale e morboso ad un paio di pezzi di Quello Che Non C’è ma Hai paura del buio? rappresenta per un milione di motivi una realizzazione che sento completa e di riferimento, un esempio probabilmente irripetibile.

Un album corposo, lungo e carico ma allo stesso tempo composto da ricerche e riferimenti sonori diversificati, una particolare estensione anche nei temi proposti che mi hanno sempre fatto pensare a questo disco come ad una narrazione, ad una sorta di diario sì interiore ma decisamente radicato nel suo tempo.

Le liriche suggestive, le ambientazioni  e in certi frangenti percorsi delimitati da immagini per lo più mentali – in parte difficili da seguire – come in Rapace o Elymania sono anche sensazioni magnifiche, indefinite e fisiche di Come Vorrei e Male di Miele. Ma un valore aggiunto di questo tipo emerge per completare un insieme di pezzi in cui esistono orecchiabilità e musicalità insieme a riferimenti di genere – grunge, indie rock, ballate – che si inserisceono perfettamente nel panorama italiano e permetterebbero a chiunque di avvicinarsi e comprendere, sentire, andare al di là dei testi e andare al di là di se stessi.

E la forza è che il sintomo di un periodo storico – caratterizzato dall’insicurezza di una generazione senza valori precisi – il sentore di un cambiamento economico e politico alle porte, la necessità della generazione in crescita di spolverarsi di una immobilità e falsità emergono in modo esplicito. Perché con 1.9.9.6 e Sui Giovani d’Oggi Ci Scatarro Su, i due emblemi di questo album, Manuel Agnelli è riuscito a creare dei riferimenti senza tempo che saranno sempre attuali come esempi di un tipo di approccio alla realtà, la visione parziale e volontariamente non coinvolta della mentalità borghese.  Uno sguardo dettagliato che non diventa solo provocazione e critica fine a se stessa ma descrizione e analisi.

E in fondo se penso ad album più recenti, ad una linea proseguita nei tempi con un pezzo come Il Paese è Reale o un album I Milanesi Ammazzano il Sabato, mi rendo conto che qualcosa è cambiato in alcuni di noi, una presa di posizione – necessaria – più netta, ma il ricordo non si stacca e la realtà rimerge: “porco cristo offenditi / c’è una dote che non hai / non è chiaro se ci sei / sei borghese arrenditi / gli architetti sono qua / hanno in mano la città“.

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