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Alabama Shakes – Boys & Girls

alabama_shakes_boys_girlsNe avevamo parlato più di un anno fa, degli Alabama Shakes, che già dal primo eponimo vagito promettevano gran bene: infatti l’annunciato debutto sulla lunga distanza, Boys & Girls è arrivato, Hold On è diventata effettivamente una hit, e loro, cosa non da poco, sono stati chiamati direttamente da Jack White per aprire il tour di Blunderbuss.

Qui non ci sono particolari sorprese rispetto all’EP che li aveva fatti conoscere: 4/11 dell’album vengono dritti dritti da lì.

Boys & Girls è stato registrato dal vivo in studio: una scelta decisiva, perché suona old fashioned, roots, con quei giri di chitarra masticati e grezzi.

Perché sa di salvezza come solo certo r&b può (molto di più di quanto dica una frase come «you ain’t alone / let me be your ticket home», o di quanto un titolo come Boys & Girls possa suggerire).

Perché sa di tristezza, di lacrime che cadono sul terreno arido, sa di disperazione.

E questo non solo per il suono: Brittany Howard canta come non ci fosse un domani, sempre al limite come Janis Joplin, a convogliare tutta la sua anima lì, nel fiato che esce. Non è tecnica, è pura, perfetta, imperfezione.

Alla luce di questo disco, non è nemmeno giusto collocare gli Alabama Shakes nel revival soul / r&b degli ultimi anni: siamo davanti ad una band che è un animale selvaggio, è corde rotte, tacchi pestati, volumi e fruscii che sembrano sparati fuori da un vinile d’epoca.

Non c’è nulla di moderno o accattivante in tutto questo. Anzi, c’è una certa strafottenza: un equilibrio folle che lega tutto insieme e rotola via.

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