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Alex Chilton – From Memphis To New Orleans

Nel 1982 Alex Chilton mollò Memphis e si trasferì a New Orleans.

Apparentemente, mollò anche la musica e per mantenersi fece il lavapiatti, il giardiniere ed il bidello. Ne riemerse un paio d’anni dopo a capo di una cover band, ma dovette attendere il 1986 per un po’ di fortuna: con le royalties incassate dalla cover di September Girls che le Bangles pubblicarono quell’anno poté ricomprarsi un’auto e acquistare addirittura una terreno su cui costruire casa.

From Memphis To New Orleans – che nel 2019 è addirittura la seconda raccolta dedicata all’ex leader dei Big Star, dopo Songs From Robin Hood Lane – mette insieme un po’ di registrazioni di quegli anni, che al tempo andarono a comporre l’album Feudalist Tarts e i due ep No Sex e Black List.

Il fatto che non si trattasse di un periodo esattamente facile traspare da brani originali come Lost My Job, Underclass, No Sex (che con Take It Off e Make A Little Love forma una bella tripletta pruriginosa), Loney Weekend, che mettono insieme un catalogo di sfighe non indifferenti e l’autoironia indispensabile per tirare avanti.

Ma il mood rimane sempre leggero, giocoso, come se Alex Chilton – con la sua voce convinta e rilassata – non stesse parlando di sé ma interpretando un personaggio, magari lo stesso che splende sulle cover di B-A-B-Y, Thank You JohnLet Me Get Close To You e Little GTO.

Insomma, un aspetto non indifferente di From Memphis To New Orleans è – appunto – questo continuo confrondersi dei piani: vita vissuta, fantasia, realtà e disconnessione da essa. Il tutto agevolato da arrangiamenti spesso condotti da fiati tondi, pianoforti percossi, tutto in nome di un rhytm & blues made in New Orleans che sembra suonato in garage, ma con un approccio tutt’altro che approssimativo.