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artwork: Whatever People Say I Am, That’s What I’m Not (2006)

Quante possibilità ci sono, per te, di finire sulla copertina di un album?
Così, con il tuo faccione in primo piano?
Dipende forse dalla gente che frequenti. Dipende anche da come passi le tue serate.
E se diventi uno di quei personaggi che fa un sacco ridere gli amici, quando ti sbronzi tanto da non ricordare che hai combinato la sera prima. Comunque.
Poi quante ce ne sono di possibilità, di finirci due volte, sulla copertina di un disco?
E nemmeno della stessa band..?
Bisognerebbe farselo spiegare bene da Chris McClure per quali coincidenze e circostanze ci sia riuscito. E’ lui il tizio immortalato sudato, sfattissimo e allegramente intento al tabagismo sulla copertina del disco di debutto degli Arctic Monkeys.

Più o meno è andata così, una sera d’inverno a Sheffield: “i ragazzi mi hanno dato 70 sterline per mettermi in posa, era ok. poi una sera sono andato a dormire e la mattina dopo la mia faccia era ovunque!“.

Una specie di incubo: essere riconosciuti per strada come quello sfattone sull’album (e sulle locandine, e sulle magliette, e su tutto il resto del materiale promozionale) dei Monkeys.
McClure comunque capitò nel giro della band di Alex Turner grazie al fratello John, leader dei Reverend And The Makers, altra band di Sheffield.
Ricorda anche che la città divenne un inferno per un altro motivo: “quando fecero il botto, arrivarono un sacco di tizi alla ricerca di nuovi Arctic Monkeys. Finché il tutto si sgonfiò e se ne tornarono affanculo giù a Londra“.

L’immagine è potente. Un tizio evidentemente alticcio, con la camicia stropiacciata, la sigaretta in bocca (l’ultima di molte), l’occhio a mezz’asta.
Perfettamente aderente al contenuto di Whatever People Say.., che è il ritratto di una generazione senza grandi orizzonti, alla perenne ricerca di qualcosa dentro i confini del proprio orticello. Sia un poliziotto da sfottere fino a farsi arrestare, una tipa con cui provarci fino a prendere due sani schiaffi, o una di quelle partite a freccette al pub nelle quali, tuti sbronzi, si finisce per mancare clamorosamente il bersaglio.

 

Tornato sobrio, Chris McClure ha messo su una sua band, The Violet May.

Poi ci è ricaduto e l’anno scorso ha deciso di prendersi un po’ per il culo facendosi fotografare per l’artwork di Skanky Skanky di Toddla T (altro concittadino, dedito alla dance però). Risultato pessimo, da icona a parodia in un solo click.

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