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artwork: Standing On The Shoulder Of Giants (2000)

«Puoi sistemarti nella stanza di Bonhead», disse Noel Gallaher a Simon Halfon appena arrivato negli studi di Montauroux dove gli Oasis stavano mettendo insieme Standing On The Shoulder Of Giants. 

«Ok, quando torna?»
«Non torna, se n’è andato».

Di lì a qualche giorno anche Guigsy avrebbe mollato il colpo: gli Oasis non sarebbero più stati gli stessi e Halfon aveva un bel problema da risolvere.

Sì, perché l’idea per la copertina c’era già ed era ispirata ad una foto in bianco scattata dal René Burri, che aveva puntato l’obiettivo su quattro businessmen che per qualche ragione si trovavano sul tetto di un palazzo nella caotica San Paolo degli anni ’60.

Era già stabilito che nessuno sarebbe andato fino in Brasile, New York andava benissimo ma i voli erano già prenotati. La band avrebbe dovuto mettersi a giocare a pallone sul tetto di un palazzo e il fotografo (Andrew McPerson) li avrebbe ritratti da un punto più alto e distante.
Peccato che a questo punto non ci fosse alcuna band da ritrarre, allora si ripiegò su dei bambini.

Poi venne fuori che non era permesso salire sul tetto del palazzo prescelto, il building all’incrocio tra la Fifth Avenue e la quarantesima, di fronte al lato sud della New York Public Library.

C’erano distanze e proporzioni da mantenere: McPerson piazzò i ragazzi a giocare in un parcheggio e scattò la foto dall’alto dello Shea Stadium. Le loro sagome ed ombre furono ritagliate e portate sul tetto inizialmente scelto, mentre l’originale finì sulla copertina del singolo Go Let It Out.

Simon Halfon era stato coinvolto perché aveva sempre lavorato alle grafiche di Paul Wellerha così tanto rispetto per lui che non c’è stato bisogno d’altro. Se sei amico di Paul, hai la fiducia di Noel») e in quel momento stava ultimando la copertina dell’album-tributo ai Jam, Fire & Skill. Ma il lavoro su Standing On The Soulder Of Giants si stava rivelando un vero casino: nemmeno per il libretto aveva a disposizione qualcuno da fotografare, perché Gem Archer e Andy Bell erano già entrati in scena ma non avevano in alcun modo contribuito all’album e quindi non rappresentavano delle opzioni. Si concentrò su dettagli dello studio di registrazione.

In più, Noel pretendeva che la grafica riflettesse il “nuovo” suono degli Oasis e cercava un nuovo logo per la band: quello che fu presentato qui e che finì per essere utilizzato nel periodo peggiore della loro storia fu un’idea di Archer, che lo copiò da uno dei suoi effetti per la chitarra. Fu abbandonato senza troppe remore dopo Heathen Chemistry.

Ma, tra tutto, ciò che costrinse ad un vero surplus di lavoro fu il fatto che (per qualche imperscrutabile ragione) Gallagher Sr. non voleva che si capisse a che ora fosse stata scattata la foto di copertina, questa veduta di Manhattan dall’ultimo piano del 500 Fifth Avenue da nord a sud con l’Empire State Building in primo piano e le Twin Towers in lontananza sullo sfondo.

Quello stranissimo – e riuscitissimo – effetto notte/giorno/notte (occorre vedere anche il retro della copertina) fu quindi ottenuto scattando la stessa foto ogni mezz’ora per diciotto ore ad assemblando i risultati, senza alcun altro ritocco.

Ad oggi, Standing On The Soulder Of Giants è senza appello il peggior album degli Oasis e se c’è qualcosa da salvare è proprio il suo artwork tanto affascinante quanto alieno alla loro essenza brit.