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Autechre – Anti

Nel 2005, alla domanda se alla loro arte potesse attribuirsi un qualche significato o valore politico, gli Autechre ammisero di no, o almeno che «senza parole, immagini, riferimenti letterali, è difficilissimo [fare musica politica]».

Ma nella loro discografia c’è una grossa eccezione, peraltro non casuale.

Nel 1994, su iniziativa del governo conservatore di John Major, il parlamento inglese introdusse il Criminal Justice And Public Order Act.

Col chiaro intento di stroncare il fenomeno dei rave party – un grave problema di ordine pubblico, secondo l’establishment – la legge, tra l’altro, dava la facoltà alla polizia di disperdere assembramenti all’aperto tra 20 o più persone nei quali «amplified music is played». Con involontaria comicità, più avanti il testo cercava di chiarire cosa dovesse intendersi (almeno in questo caso) per “musica”, cioè «suoni interamente o per la maggior parte caratterizzati dall’emissione di una sequenza di beat ripetitivi» (è tutto vero ed è ancora lì).

Ancor prima che il disegno di legge fosse effettivamente approvato, e la Warp Records e gli Autechre – impegnati a lavorare sul seguito di Incunabula –  reagirono pubblicando l’ep Anti.

Lo confezionarono con una bella etichetta a chiarire: «ATTENZIONE. Lost e Djarum contengono beat ripetitivi. Vi sconsigliamo di suonarle se la Criminal Justice Bill diventa legge. Flutter è stata programmata in modo tale che nessuna battuta contenga beat identici e quindi può essere suonata anche se quella legge entrerà in vigore. Comunque, consigliamo ai DJ di farsi sempre accompagnare da un avvocato e da un musicologo che possano confermare la natura non ripetitiva della musica, in caso fossero infastiditi dalla polizia».

Tutti i ricavi dalle vendite dell’ep andarono al gruppo attivista Liberty; lo sticker concludeva: «gli Autechre non sono allineati. Questa iniziativa riguarda la salvaguardia della libertà personale».

Tra le tracce, Djarum sembra quella più legata alle politmie organiche di Incunabula, mentre il tessuto fluttuante di Lost anticipa le atmosfere di Amber. E poi appunto Flutter, che quantomeno già ad un orecchio pagano sembra tenere fede alla premessa iniziale: è un coacervo di beat scomposti, disallineati, incongruenti, filtrati sparsi su una melodia semplice e ripetitiva al limite dell’ipnosi. Poi rimane solo quella, gli ultimi 3 minuti sono un’uscita di scena in campo lungo, affievolita e sempre più ovattata verso il silenzio.

Anti forse non contiene musica politica, è in sé un atto politico. Più che le parole (assenti) e le immagini che evoca (ma ovviamente non descrive), in questo caso conta è il gesto: il concetto e la sua realizzazione tecnica.