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Autechre – ep7

Il seguito di LP5 è ep7, che però non è per nulla un ‘extended play‘ dato che dura un’ora e conta undici tracce.

Anzi, una in più se avete tra le mani la prima versione del cd che la Warp diede alle stampe nel 1999: mandando all’indietro Rpeg emergono altri 6′ abbondanti. Un prologo cavernoso, un’orchestra digitale nell’atto di accordarsi, una ricorsa piena di inciampi; da ultimo, un tesissimo precipitare tra gli ultrasuoni.

Siamo ancora in piena transizione verso il trauma di Confield (nemmeno un anno più tardi) e gli Autechre producono qualcosa che sembra non avere molti gradi di separazione da LP5, ma che vive comunque di alcuni spunti strepitosi: il ritmo fangoso di Rpeg, il mischione tra beat grassi e scricchiolii sottovuoto di Left Bank, il combattimento a colpi di ruvidezze contrarie in Liccflii.

Ma ep7 prende una piega diversa e spicca davvero il volo immediatamente dopo: Maphive 6.1 sono 8′ di meccaniche jazz aliene divelte e ricomposte, Zeiss Contarex è un conto alla rovescia verso un destino atroce, scandito da bassi discendenti ed indomiti e sul finire dal sample di una voce femminile francese (qualunque cosa dica, sembrerebbe l’estrema unzione più erotica mai sentita). La nuova realtà di Netlon Sentinel si apre all’improvviso su un rito solenne e violento, che sfuma nel rimestare quasi angelico di Pir.

È il momento esatto in cui gli Autechre lanciano un ultimo sguardo al loro passato, alla strada che li ha condotti fino a lì, prima di lasciarsela alle spalle.