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Björk – Debut

La vera vita di Björk inizia all’alba degli anni ’90, quando molla definitivamente gli Sugarcubes e l’Islanda per trasferirsi a Londra.

Comincia a frequentare la movimentata scena dei club e si fa nuovi amici: due in particolare, Graham Massey degli 808 State – che in più di un’occasione la trascina fin su a Manchester a scoprire altre cose «che non sapevo esistessero, ma davvero ci speravo» – e Nellee Hooper, ex membro della Wild Bunch di Bristol che al tempo aveva già prodotto il debutto dei Soul II Soul e avrebbe poi aggiunto al suo curriculum più o meno di tutto (dai fratelli Massive Attack agli U2, passando per Garbage e Smashing Pumpkins).

Il suono che Björk andava cercando disperatamente sta tutto in Debut, che è quello che succede quando un’anima curiosa ed irrefrenabile si trova finalmente in un contesto che sapeva proprio da molto prima di fare il primo passo per arrivarci.

Riprende le canzoni che aveva scritto, registrato ed infine chiuso in un cassetto perché poco si confacevano agli Sugarcubes e le riveste di un linguaggio espressivo scintillante.

Spesso Debut viaggia al ritmo di chi cerca a tutti i costi di perdere i sensi sul dancefloor, arrivando persino ad essere molto didascalico (There’s More To Life Than This), ma si differenzia nettamente da ogni altro album del genere perché è molto più vario e semplicistico di quel che potrebbe sembrare.

Le sperimentazioni con l’arpa di Like Someone In Love, il trip-hop di Aeroplane, Play Dead e Come To Me, l’avant-jazz di The Anchor Song: brani che finiscono per anticipare (tra l’altro) le intuizioni che saranno di Radiohead e Portishead e che rappresentano una delle ragioni per cui Debut – riascoltato oggi – non pare affatto invecchiato nonostante affondi le sue radici in un suono che da allora (1993) si è molto evoluto.

Le altre ragioni sono, ovviamente, la voce incredibile di Björk (capace di ruggire, ingarbugliarsi, eccitare) ed i suoi testi, fatti in egual misura di naturalismo, sensualità e relazioni più o meno incasinate. Debut è la sua liberazione (a ragione premiata dal pubblico e dalla critica), quello che seguirà sarà una crescita che non stupirà troppo chi aveva ascoltato bene questo album.