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Bob Dylan – Live 1975: The Rolling Thunder Revue

dylan_rolling_thunder_revueCome splendidamente sintetizzato da Todd Haynes nel suo film I’m Not There, in qualche modo esistono molteplici Dylan.

Quello che gira il nordest degli States tra l’autunno del 1975 e la primavera del 1976 quasi in segreto, accompagnato da una formidabile banda di musicisti è un Bob Dylan nuovo di zecca, rivitalizzato anche rispetto al tour dell’anno precedente insieme alla Band.

Un giro che, per quanto tiepido, aveva comunque rappresentato il suo ritorno sulle scene dopo il mitologico incidente in moto del 1966 e il conseguente autoesilio, dopo la sbornia country/folk di John Wesley Harding e Nashville Skyline – dischi deludenti per tutti coloro che avevano visto in Dylan un paladino della controcultura -, dopo le cover di Self Portrait, le perle ai porci di Pat Garret & Billy The Kid e altre cose che oggi come allora non sono considerate parte del suo repertorio migliore.

Il primo segno che qualcosa stesse ricominciando a girare sul serio era stato Blood On The Tracks, pubblicato nel gennaio del 1975: un disco ermetico, asciutto ed essenziale che sta lì, nell’Olimpo della discografia di Mr. Zimmerman; ma in confronto a quanto sarebbe accaduto qualche mese dopo, è un Dylan ancora acerbo.

Sì perché quello dei concerti che passeranno alla storia come la Rolling Thunder Revue è un Dylan disposto ad andare anche di casa in casa per far comprendere alla gente di cosa sia fatta la sua arte; è animato da una prepotente voglia di rimettersi in gioco, da una specie di folgorazione – secondo la mitologia – arrivata nella primavera del ’75 durante una vacanza in Corsica, guardando il sole tramontare dietro un vigneto.

Tutto quello che gli serviva, una volta tornato a casa, era mettere insieme una banda. E allora ecco i musicisti che lo avevano accompagnato nelle registrazioni di Desire: tra questi Rob Stoner al basso e Scarlet Rivera – poco più che una musicista di strada – al violino; ecco T-Bone Burnett, Mick Ronson (sì, quel Mick Ronson), Ramblin’ Jack Elliot, Joan Baez, Ronee Blakely.

Alla fine di ottobre Dylan si mise in testa a questo carrozzone gipsy per portare in giro il suo spettacolo, suonando praticamente a sorpresa in un posto diverso ogni sera.

La musica di quei mesi – in cui accaddero molte cose anche fuori dal palco, documentate in prima persona dal giornalista Larry “Ratso” Sloman nel libro On The Road With Bob Dylan – è sintetizzata in questo doppio Live 1975: The Rolling Thunder Revue, quinto capitolo delle Bootleg Series, edito nel 2002.

La tracklist riproduce fedelmente quelle serate e le loro scalette un po’ improvvisate, un po’ affidate alle scelte del pubblico, in cui per la prima volta venivano buttate nella mischia canzoni che proprio durante quel tour avrebbero trovato posto su Desire, che all’epoca era “solo” un work in progress e che sarebbe stato poi pubblicato nel gennaio del ’76 (Isis, Romance In Durango, Hurricane, SaraOne More Cup Of Coffe, Oh Sister).

Accanto a queste, molti classici che i presenti in sala acclamavano a gran voce: Knockin’ On Heaven’s Door, Just Like A Woman, Tangled Up In Blue, Blowin’ In The Wind, Simple Twist Of Fate, It Takes A Lot To Laugh, It Takes A Train To Cry.

Lo scandaloso balzo all’elettricità era ormai roba di un decennio prima (v. il volume precedente delle Bootleg Series: Live 1966), ma – tenuto conto della lunga assenza di Dylan dai palchi e del cast inedito di queste esibizioni – stupisce la densità del suono, la coesione dei musicisti, la fluidità dell’interpretazione.

Gli arrangiamenti sono traboccanti, addirittura straripante la tripletta iniziale, con cui Dylan pare volersi annunciare nascondere allo stesso tempo: sono qui tutto per voi e anche se magari non sono quello che cercavate, siete il mio pubblico e ne vedrete delle belle (Tonight I’ll Be Staying Here With You – It Ain’t Me Babe – A Hard Rain’s A-Gonna Fall, interpretando quest’ultima non più come una canzone pacifista ma come una promessa di battaglia, anche se si tratta di una battaglia solo sonora).

Un folk-rock gitano che forse trova la sua massima espressione in Mama You Been On My Mind e nella successiva I Shall Be Released; esecuzioni corali alle quali fanno da contrappunto i momenti in cui il protagonista rimane sul palco da solo, o al massimo accompagnato da Joan Baez.

E se da un lato la scena la prendono gli intrecci delle molte chitarre, qui si sentono distintamente il silenzio della platea e la voce del menestrello che vibra nel teatro, il volto dipinto nel bianco a squarciare il buio ed in testa il cappello con le piume, come un bardo catapultato lì da un tempo molto più antico.

Questo binomio vibrante, il cast d’eccezione, il mood rilassato ed entusiasmante fanno di Live 1975: The Rolling Thunder Revue la migliore testimonianza dell’arte Dylan in cui potreste incappare, anche volendolo considerare soltanto un disco dal vivo.

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