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Bruce Springsteen – 18 Tracks

springsteen_tracks18 Tracks raccoglie il meglio di Tracks: un cofanetto di quattro dischi zeppi di demo, inediti, b-side, versioni alternative – tutto pescato dai primi (abbondanti) vent’anni di carriera di Bruce Springsteen, cioè dalle registrazioni di Greetings From Asbury Park, N.J. (1973) a quelle di The Ghost Of Tom Joad (1995).

Quindi questo album è un vero e proprio best of alternativo o – per dirlo con le stesse parole del Boss – queste canzoni sono «percorsi diversi per le destinazioni verso le quali ho viaggiato con miei dischi».

Non solo, in 18 Tracks trovano posto anche anche tre composizioni originariamente (ed inspiegabilmente) escluse da quel box set: la conclusiva The Promise – registrata da capo per l’occasione, dopo essere stata lasciata fuori da Darkness Of The Edge Of Town ma diventata nel frattempo un classico dal vivo – , i sette minuti abbondanti di The Fever (registrata nel ’73, mai inclusa in alcun album, però data in pasto a certe radio underground – dove diventò una specie di improbabile classico minore) e Trouble River, che per un attimo riesce nell’impresa di far ripensare a Human Touch, uno dei punti più bassi della carriera di Springsteen.

Ma le perle sono molte: la demo di Growin’ Up che apre questa raccolta è così scarna ed intensa da superare la versione definitiva; da brividi il primo embrione di Born In The U.S.A., estratto dalle session di Nebraska: un bozzetto lontanissimo dagli squilli epici che avrebbero trionfato (fraintesi) due anni dopo questa registrazione; una serie di canzoni spesso eseguite dal vivo trovano qui finalmente il loro posto, a partire dalla travolgente Seaside Bar Song (lasciata fuori da The Wild, The Innocent & The E-Street Shuffle), e poi Rendezvous, Loose Ends, My Love Will Not Let You Down, Brothers Under The Bridge (un dolente ricordo dal fronte vietnamita, capace di smuovere anche i sassi). 

La delicata Sad Eyes, registrata nel ’90 e scelta come singolo estratto dalla raccolta, è tra quelle canzoni del tutto sconosciute prima di Tracks; Janey Don’t You Lose Heart, Pink Cadillac, Part Men, Part Monkey sono invece b-side rispolverate per l’occasione.

18 Tracks segue inevitabilmente la parabola di Springsteen: una forza della natura fino a metà anni ’80 e di lì un decennio in tono minore. Ma se c’è una cosa che questa raccolta pur particolarissima può confermare è che la sua vena creativa e la sua passione non sono venute meno neppure per un secondo. È forse questione di produzione, di efficacia, di immaginario che sempre meno ha coinciso con quello di un pubblico che non fosse già il suo e più moderno.

Per finire, per quanto l’iperattività di Springsteen fosse cosa nota e per quanto al momento della pubblicazione di questo disco e di quel box set (1999) si pensasse che (almeno) il meglio del suo archivio fosse venuto finalmente alla luce, dieci anni dopo ci siamo trovati tra le mani The Promise, ovvero: come avrebbe potuto (dovuto?) essere Darkness On The Edge Of Town.
Per fortuna il ragazzo è davvero incorreggibile.

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