Dischi

Bruce Springsteen – The Promise

springsteen_the_promiseCosa sia successo a Bruce Springsteen tra lo straordinario successo di Born To Run (1975) e Darkness On The Edge Of Town (1978) è in parte risaputo, ed in parte – fino all’uscita di questo The Promise – lo si poteva immaginare e basta.

Impossibilitato a pubblicare dischi a causa di una mega rissa legale con l’ex manager Mike Appel, Springsteen coinvoglia la sua forza creativa in almeno 40 canzoni diverse, scritte, registrate, e messe in un cassetto in attesa di essere pubblicate. Al momento giusto, sceglie quelle 10 che tutti conosciamo, ci mette davanti una foto di sé abbastanza sconvolto, appoggiato ad una carta da parati di dubbio gusto, e per i successivi trent’anni quella diventa la versione ufficiale di Darkness On The Edge Of Town.

Tre anni, per la scena musicale anche all’epoca era un perido non da poco, il suono del 1978 non è quello del 1975. Lo racconta lo stesso Springsteen nelle note dell’album: “musica, musica, musica, grandi ritornelli, grandi melodie, arrangiamenti ricchi, questa era la direzione nella quale sono adato subito dopo Born To Run, ma Darkness è stato anche registrato al momento dell’esplosione del punk. C’era un piccolo negozio a New York dove compravo tutti i primi singoli punk appena uscivano. Li portavo a casa, ascoltavo qualcosa di unico, ma non così lontano dalla mia esperienza. Avevo già scelto il mio percorso musicale, ma in qualche modo il potere inequivocabile di quei dischi trovò spazio in Darkness, attraverso la scelta dei miei temi e del mio materiale“.

The Promise è un doppio album fatto di 21 canzoni di quel periodo, mai pubblicate. Quelle, insomma, rimaste nel cassetto. E ci sono dentro tante di quelle perle che si corre subito a riascoltare Darkness On The Edge Of Town per fare paragoni, confronti, immaginare come poteva essere. Ognuno ha, poi, la propria opinione (come nel calcio). Meglio la versione di Racing In The Street pubblicata nel ’78 o questa? Sicuro che regalare Fire alle Pointer Sisters sia stata una buona idea? Meglio Because The Night cantata da Bruce o come immortalata da Patti Smith? Quante altre versioni bellissime di Rendezvous esistono?

Musicalmente, l’influenza di Phil Spector, dei gruppi vocali anni ’50-’60 e del grande pop Motown affiora in ogni dove, rimodellata dalle storie di gloriosi losers, amori spezzati sulle autostrade, di ragazze irraggiungibili e di personaggi nati più o meno per correre. La produzione è perfetta, a dimostrazione dell’attenzione di Springsteen, che ben immaginava non avrebbe potuto pubblicare tutto il materiale, per i minimi dettagli. Insomma, tutto sembra fuorché trovarsi ad ascoltare “scarti”: non sono tali nemmeno dal punto di vista della scrittura. E diciamolo, The Promise è la migliore pubblicazione di Bruce Springsteen da anni ed anni, da tanto è grandiosa. Questa è la parte più o meno oggettiva.

Ma a pensarci, il giudizio più personale su The Promise nasce dalla prospettiva che ciascuno di noi ha di Darkness On The Edge Of Town.
Se lo reputate un disco grandissimo, qui ne troverete il motivo e sposerete la scelta di Springsteen di scegliere proprio quelli dieci brani. Se non lo reputate un disco grandissimo, o comunque lo ritenete il più debole tra i capolavori, parimenti qui ne troverete il motivo: c’era di meglio da pubblicare. (io? sono per la sconda ipotesi)

Bruce dice che va bene così, che abbiamo ascoltato l’album “giusto” per tutti questi anni, e continueremo a farlo: «credo ancora che sia il disco giusto, altrimenti non sarei qui a scrivere queste note, e voi non le stareste leggendo ora». Amen.

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