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Burial – Rival Dealer

burial_rival_dealerPer il secondo anno consecutivo, l’uomo universalmente conosciuto come Burial pubblica materiale inedito nel mezzo del gelo di dicembre, e come da Untrue in poi accade (a.d.  2007), si tratta di un ep.
Questa lunga catena di uscite, tra le quali si contano le collaborazioni con i Massive Attack, con Four Tet, con Four Tet + Thom Yorke, Street Halo e infine, nel corso del 2012, Truant e Kindred, con il senno di poi sembra una lunga scala evolutiva portata forse a compimento oggi con questo nuovo Rival Dealer.

Anche se, a pensarci bene, è più probabile che l’universo-burial, più che lentamente assestarsi in una solida direzione, sia in costante mutazione e che tutto fagociti lungo il suo cammino.

Rival Dealer è molto più che spiazzante, anche solo perché per più di metà della sua title track – urbana e ovattata sì, ma soprattutto insolitamente frenetica – giochicchia con More Than Anyone di Gavin DeGraw (quello di Chariot, per capirsi), per poi riavvolgersi e tornare su territori vagamente più familiari, tra linee di basso che friggono e uno stranissimo tempo veloce.
Hiders invece parte come un soul subacqueo che esplode in ritmi smaccatamente anni ’80 e lascia presto il posto a Come Down To Us: 13′ in cui le melodie si squagliano tra carillon mistici e singhiozzi spezzati, fino al momento in cui Burial infila tutto solo il tappeto e ci lascia soli con una voce ad echeggiare (troppo) vicina, ed è come essere rimasti fermi sulla banchina mentre il treno passa e va.

Rival Dealer, tra tutte, è l’uscita più improbabile a nome Burial: per la sua strana accessibilità, per la sua voluta ostentazione di grandezza. Potrà non piacere come le altre, potrà essere che qualcuno storcerà il naso. Però alza l’asticella ancora una volta.

 

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