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Cloud One – Spaced Out: The Very Best Of Cloud One

Pubblicata in occasione del Record Store Day 2019, Spaced Out: The Very Best Of Cloud One è una raccolta che ha il gran merito di contribuire a fare luce sul lavoro di Patrick Adams, producer leggendario ma ben lontano dall’essere un campione di notorietà.

Se serve chiedersi il perché ce ne fosse bisogno, la risposta arriva da Nile Rodgers: «Adams non è semplicemente uno dei miei produttori e compositori preferiti, ma propio una delle mie più grandi ispirazioni».

Nato e cresciuto a Harlem, in un posto ed in tempi in cui – racconta lui stesso – per strada ci si poteva tranquillamente imbattere in Malcom X, Muhammad Ali, nei Miracles che giocavano a basket nei playground del quartiere, Adams una volta riuscì a chiedere direttamente a Smokey Robinson un consiglio per intraprendere la carriera di produttore. «Lascia perdere», rispose quello.

Folgorato dai Beatles ospiti di Ed Sullivan, domandò al padre una chitarra elettrica e lasciò perdere la tromba; l’orecchio lo sviluppò quando a forza di rompere le scatole ottenne dal leggendario Apollo Theatre un lavoro: doveva starsene nel bel mezzo dell’orchestra a passare in giro spartiti, bicchieri d’acqua, a servire ai musicisti tutto quello di cui avevano bisogno.

Ben lontano dall’essere ancora ventenne, iniziò a suonare in diverse band che – per quanto microscopiche – riuscirono a procurarsi ingaggi significativi; il giorno che andò alla Perception Records per vedere di riuscire a rimediare un contratto per i suoi Black Ivory, sentendo per caso che stavano cercando un arrangiatore per la musica di uno spot pubblicitario, si spacciò per un consumato professionista e quelli gli diedero retta. Iniziò così la sua carriera dietro le quinte: nel tempo lo avrebbe portato a lavorare con Gladys Knight, Rick James, Sister Sledge, R. Kelly, Salt’N’Pepa – giusto per sciorinare i nomi più noti.

Ma ci arrivò per vie tortuose, decidendo nel ’74 di mollare la sua posizione all’interno dell’etichetta e di mollare pure i Black Ivory e di cercare “la propria voce” – se non in senso letterale, quantomeno un progetto tutto suo. Ci riuscì grazie al sintetizzatore Minimoog e grazie alla sua ragazza dell’epoca che lo portò in un gay club dove rimase folgorato da Love To Love You Baby di Donna Summer.

Fu così che diede vita al progetto Cloud One, chiudendosi in studio insieme ad una serie di turnisti (o poco più) e buttando giù l’incredibile mix di basi disco e riff di sintetizzatori che troviamo oggi in Spaced Out.

Materiale che Patrick Adams racchiuse in due album rimasti tanto leggendari quanto oscuri – Atmosphere Strut e Funky Disco Tracks Of Cloud One – entrambi integralmente rappresentati in questa raccolta insieme a qualche ulteriore rarità, remix e versioni alternative.

La cosa clamorosa sta nell’approccio degli Space One: è disco music significativamente distante da quella dello Studio 54. Ne condivide certamente lo spirito certo leggero, ma è come  ne rifuggisse l’edonismo sfrenato. È pensata e realizzata anzitutto per sé stessa prima che per i piedi e la testa altrui, e riesce ad essere efficace – e rimanere interessante – senza l’uso di additivi.

Spaced Out e Atmosphere Strut sono senza dubbio gli episodi più riusciti, quelli che meglio realizzano la visione di Adams ed esemplificano più concretamente il suo stile. Ritmi boogie e percussioni afro sui quali la melodia è imposta da meravigliose linee di sintetizzatore che si ergono su voci angeliche e chiacchiericci di sottofondo, prendendosi la scena e sconfiggendo ogni altro protagonismo.

Patrick Adams si lanciò in una miriade di progetti e pseudonimi dando sfogo alle sue doti di virtuoso arrangiatore e strumentista; il successo arrivò con la controversa In The Bush a firma Musique («push, push in the bush!») e – in modo certamente più liscio – con I’m Caught Up (In A New Love Affair) degli Inner Life, che tutt’ora lui considera la sua miglior produzione.

Ma si tratta di qualcosa di molto più facilmente confondibile nel calderone della disco music, mentre i brani accreditati ai Cloud One – per quanto rimasti nell’oscurità – rimarranno sempre il suo tratto più originale e d’avanguardia.