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Complete Control

Nell’estate del 1977 Bob Marley si trovava a Londra e aveva appena pubblicato Exodus, arrivò pure Lee “Scratch” Perry e leggenda vuole che i due si intrattennero un giorno a discutere di una cosa che Perry riteneva magnifica: la versione di Police & Thieves che questi giovani punk – i Clash – avevano inserito qualche mese prima nel loro album di debutto ed il fatto che scrivessero canzoni politiche, proprio come i giamaicani!
Una cosa tanto magnifica che – si narra – giù a casa li aveva onorati appendendo una loro foto sul muro del suo Black Ark studio (unici bianchi a finire lì, a quanto è dato sapere).
Marley e Perry registrarono in quell’occasione Punky Reggae Party, una traccia che in qualche modo legittimava la comunanza tra l’ideologia punk ed il movimento rasta; altre tracce finirono poi su Kaya, pubblicato nel 1978.

Dal canto loro i Clash, entusiasti della presenza di Scratch in città, gli domandarono di produrre Complete Control; quelle session – in un piccolo studio a Whitechapel, sul luogo del primo omicidio di Jack lo squartatore – produssero anche The Prisoner, un abbozzo di (White Man) In Hammersmith Palais, la famosa cover di Pressure Drop di Toots & The Maytals e City Of The Dead (ispirata alle reazioni che il loro abbigliamento scatenava tra la gente: «what we wear is dangerous gear / it’ll get you picked up anywhere»).
Però Complete Control fu in gran parte remixata rispetto al master originale perché Perry… beh, lui aveva fatto esattamente la sua parte: suoni quasi dub, produzione annacquatissima e scura: nulla che andasse granché a genio a Strummer & soci.
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Però il brano è passato alla storia per altro (oltre al fatto che si tratta della prima registrazione con Topper Headon, definitivamente subentrato a Terry Chimes): è la testimonianza della disillusione dei Clash, che mette insieme le invettive nei confronti della CBS – rea, tra l’altro, di aver pubblicato come secondo singolo Remote Control senza il consenso della band (rimane uno dei brani preferiti di John Squire) – e un distillato della loro ideologia.

«They said release ‘Remote Control’ / but we didn’t want it on the label» – inizia così, e prosegue – «they said we’d be artistically free / when we signed that bit of paper / they meant let’s make a lotsa money and worry about it later»: come disse John Peel commentando la nuova uscita «i Clash si sono resi conto che alla CBS non sono certo dei mecenati»; c’è da dire che, dall’altra parte, la casa discografica – abituata com’era ad avere a che fare con artisti ben diversi – non comprese mai fino in fondo quale mai potesse essere il problema nel pubblicare un singolo senza prima consultarli.

Lo scontro si risolse così, ai Clash fu accordata la possibilità di registrare e pubblicare un nuovo singolo – qualunque cosa volessero; ecco Complete Control, praticamente un paradosso.

Il titolo del brano, però, pare derivi da quella volta che il manager Bernie Rhodes – dopo aver avuto una qualche sorta di lezione dal suo collega Malcom McLaren – tornò dalla band e e informò i ragazzi di volere il completo controllo sul “prodotto“: la convinta stupidità dei quell’affermazione scatenò fragorose (e beffarde) risate.

Complete Control è quindi una reazione a quel sistema, (contraddittoriamente) vomitata dall’interno del sistema stesso, e rivela anche gli anticorpi messi in capo dai Clash: fottersene («on the last tour my mates couldn’t get in / I’d open up the back door but they’d get run out again / at every hotel we was met by the law / come for the party – come to make sure!»).

Arrivò al 28° posto in classifica e – ad oggi – è al 371° posto delle migliori 500 canzoni di sempre secondo Rolling Stone: l’elenco di quelle che si è lasciata alle spalle è di per sé impressionante.