Appunti Cover Versions

Cover versions 004: Paul Weller

Tra qualche giorno Paul Weller pubblicherà il suo nuovo disco, Saturns Pattern.

L’occasione è ghiotta per andare a ripescare i suoi numerosissimi tributi ad altri artisti: ci concentriamo sul suo periodo solista perché le cover in cui si cimentava ai tempi degli Style Council e (soprattutto) dei Jam meritano capitoli a parte.

Una costante c’è: l’amore sconfinato per il soul/R&B; negli anni da solista, però, il Modfather è riuscito a prendersi la libertà di pagare tributo anche a quel classic rock (made in UK e USA) che negli anni del punk non godeva di alcun credito (ed è un eufemismo).

E così, il materiale tra cui scegliere è davvero molto – considerando anche che il nostro ha pubblicato a conti fatti ben due album di sole cover: Studio 150 (2004) e il terzo disco che componeva la raccolta Fly On The Wall · B Sides & Rarities del 2003 (intitolato Buttons Downs), che consisteva in una grossa selezione di classici altrui.

Ecco cosa non troverete in questa playlist ma che vale comunque la pena di menzionare: la rilettura di Waitning On An Angel di Ben Harper (che ricambierà il favore su Fire & Skill: The Songs Of The Jam), Feelin’ Alright (arcinoto l’amore per i Traffic), Ain’t No Love In The Heart Of The City di Bobby “Blue” Bland, che pare scritta da Weller stesso; per il resto…

The Poacher (Ronnie Lane, 1974): oltremanica questa canzone dell’ex Small Faces e Faces è considerata un classico minore; per la poesia racchiusa in quei pochi versi, per l’intro suonata con l’oboe, per il sole che scalda l’umidità della campagna e le rive di quel fiume in perenne movimento. Weller si mantiene in gran parte fedele all’originale, la differenza sta soprattutto nel piglio dell’interpretazione, che trasforma una canzone quasi dimessa in una fiera rivendicazione. Sta su Weller At The BBC (2008).

I Walk On Gilded Splinters (Dr. John, 1968): è la cover più mimetizzata tra tutte, perché sta su Stanley Road e si integra perfettamente nel suono del grande classico del Weller anni ’90. Rispetto all’originale paludoso e sciamanico, questa versione è più elettrificata (ovviamente) ma ha il grande pregio di mantenere intatto il voodoo (e la voce voodoo è – piccola curiosità – quella di Noel Gallagher).

If I Could Only Be Sure (Nolan Porter, 1971): il classico northern soul con cui Weller apre Studio 150. Interpretazione rivitalizzante, ma sopratutto messe a confronto queste versioni mostrano una bella lotta tra due voci incredibili.

One Way Road (Oasis, 2000): probabilmente la più stramba del lotto, perché qui il Modfather prende questa canzone che gli amici Oasis avevano piazzato sul lato b di Who Feels Love? e la rende roba da big band, stile New Orleans ma comunque british (…like a one man band clapping in the pouring rain!); meglio dell’originale? Assolutamente si.

I Heard It Through The Grapevine (Marvin Gaye, 1968): e poi c’è quella volta che Paul Weller si lanciò in una I Heard Through The Grapevine in compagnia di Amy Winehouse, qualcosa che ad oggi rimane tra le performance migliori andate in onda sul Later… With Jools Holland.

What’s Going On (Marin Gaye, 1971): ma l’amore del Modfather per Marvin Gaye è soprattutto questo, What’s Going On – uno dei dischi più amati da Weller. Questa versione viene da Weller At The BBC e (forse non poteva essere altrimenti) e pare ripescata dai giorni soul-jazz degli Style Council.

Instant Karma! (John Lennon, 1970): Weller ha suonato un sacco di canzoni dei Beatles (tra cui Sexy Sadie, Don’t Let Me Down e un paio d’anni fa Birthday, per fare gli auguri a Paul McCarney), da sempre idolatrati. Lui peraltro è uno che rimane sospeso tra la genialità lineare del Macca e i tormenti di chiaro stampo Lennoniano. Nessuna sorpresa quindi quando nel 2000 accettò di buon grado di partecipare a Shine On, una trasmissione tributo a John Lennon trasmessa dalla BBC. La cosa incredibile è che Instant Karma! non perde un briciolo del suo vigore. Quella versione poi finì pubblicata su Fly On The Wall · B Sides & Rarities.

I’d Rather Go Blind (Etta James, 1967): una bella rivisitazione del classico di Etta James, un altro sfoggio di quella voce fumosamente soul sul lato b di The Changingman.

Out On The Weekend (Neil Young, 1972): negli anni ’90 Weller si scopre grande stimatore del primo Neil Young (quantomeno di quello più facile da amare, quello di After The Gold Rush e Harvest); e se la cover di Birds che sta in Studio 150 è un po’ ridondante, meglio ripescare questa piccola gemma che troverete nella Rarities Edition di Stanley Road. Una versione fugace ma sentitissima, con tanto di chitarra slide.

Don’t Make Promises (Tim Hardin, 1968): chiudiamo con questa poderosa rilettura di una delle gemme scritte da Tim Hardin, trasformata tanto da renderla perfetta per un dancefloor northern soul con chitarre acustiche e fiati, tanto basta.

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Nelle puntate precedenti:
Cover versions 001: Verdena
Cover versions 002: Bruce Springsteen
Cover versions 003: The Black Keys

4 comments on “Cover versions 004: Paul Weller

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