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Cover Versions 011: Sonic Youth

La più celebre divagazione dei Sonic Youth rimane il side-project Ciccone Youth: una piccola follia condivisa con J. Mascis (Dinosaur Jr.) e Mike Watt (Minutemen) fotografata in The Whitey Album (1989) e che – velatamente? – rendeva omaggio al pop anni ’80 (ma anche a John Cage).

È un buon punto di partenza per esplorare qualche altra occasione in cui la gioventù sonica si è cimentata con brani altrui: a volte distruggendoli (come prevedibile), altre volte mettendone in evidenza aspetti altrimenti inosservati.

Into The Groove(y) (Madonna, 1984): trattato da Kim Gordon & soci, il classico riempipista da Like A Virgin diventa un affare loschissimo fatto con una drum machine minimale, handclaps, chitarra grattugiata e voce registrata dall’aldilà che si fa appena più chiara quando Thurston si prende la scena per il refrain. L’originale di Madonna viene campionato e affiora a caso durante questi 4′ che oscillano continuamente tra rispetto ed irriverenza.

Within You Without You (The Beatles, 1967): quando si trattò di scegliere un brano da Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band da includere nel tributo Sgt. Pepper New My Father curato dal New Musical Express, i Sonic Youth puntarono dritti su quello più indiano dell’intera discografia dei Beatles. Col tempo qualcuno l’ha considerata tra le migliori 10 cover dei Fab Four mai registrate, e non ci è davvero andato lontano: anche senza il sitar (forse), gli intrecci ed i riverberi creati dalle chitarre di Lee Ranaldo e Thurston Moore spingono esattamente nella medesima direzione verso la quale tendeva George Harrison. Senza cercare troppo lontano, oggi si trova nella deluxe edition di Daydream Nation.

I Know There’s An Answer (The Beach Boys, 1966): altro brano registrato per un disco-tributo, stavolta dedicato al genio folle di Brian Wilson (Smiles, Vibes & Harmony). La cosa più sorprendente, qui, è l’approccio assolutamente e rispettosamente pop adottato dai Sonic Youth: le armonie, la progressione strumentale, l’intro distorta ma assolutamente catchy. Il risultato è che questo classico dei Beach Boys, messo così, è il punto esatto in cui si incontrano il sole della California e dei suoi ideali sixties, l’avanguardia newyorkese di due decenni dopo e i Jesus And Mary Chain. Oggi sta sulla deluxe edition di Goo.

That’s All I Know (Right Now) (The Neon Boys, 1975): questa dimostra che, volendo, i SY erano capaci anche di essere assolutamente scarni, dritti ed essenziali. Soprattutto, si tratta di un omaggio alle radici del suono seventies di New York: i Neon Boys altro non sono che la formazione dalla quale avrebbero preso vita i Television; sulla stessa lunghezza d’onda il tributo ai Ramones pagato con Beat On The Brat, incluso sia nell’ep Master=Dik del 1987 sia nel disco dal vivo Hold That Tiger (registrato lo stesso anno a Chicago ma poi pubblicato nel 1991).

I’m Not There (Bob Dylan, 1967): Bob Dylan scrisse I’m Not There nel 1967, ma rimase fuori pure dai Basement Tapes. Poi nel 2007 l’omonimo film di Todd Haynes riportò alla luce questo brano meraviglioso, che i Sonic Youth decisero di rendere mantenendo il ritmo originariamente pensato da Dylan (anche la sua versione, accompagnato dalla Band, è presente nella colonna sonora del film), solo caricandolo di abrasività.

Superstar (Delaney & Bonnie, 1969): si tratta di un singolo scritto da Bonnie Bramlett, Leon Russell e Delaney Bramlett ma portato al successo più tardi dai Carpenters, tanto che la versione di Thurston Moore & co. sta sull’album tributo If I Were A Carpenter (1994). Di per sé è difficile pensare che i Carpenters abbiano avuto una qualche influenza artistica sui Sonic Youth, ma nei seventies il duo dominava l’airplay americano: la sua pop music rassicurante, innocente ed assolutamente a presa rapida piaceva agli adulti ed era un buon modo per distrarre i bambini nei lunghi viaggi in macchina. Ecco spiegata, forse, la collisione tra mondi tanto distanti: questione d’affetto e (se vogliamo) nostalgia.

Ça Plane Pour Moi (Plastic Bertrand, 1977): nel 1992 la Caroline Records si inventò una raccolta chiamata Freedom of Choice – Yesterday’s New Wave Hits As Performed By Today’s Stars. Scorrendone la tracklist, la cosa più folle (sulla carta) rimangono i Mudhoney alle prese con Pump It Up di Elvis Costello, ma non scherzano nemmeno i Sonic Youth alle prese con un brano scritto da un belga diventato famoso a casaccio, sull’onda della percezione parodistica e distorta che l’europa continentale aveva della new wave (davvero: meglio non guardare in casa nostra). Il mood dell’iniziativa sta tutto in quel «don’t wanna hear no Sonic Youth» buttato nella mischia tra cacofonie varie. E se vi suona familiare, o comunque vi sembra un motivato tutt’altro che dimenticato, avete ragione: Noel Gallagher ha preso Ça Plane Pour Moi e ne ha fatto un bel copia-incolla su Holy Mountain.

Electricity (Captain Beefheart, 1967): chiudiamo tornando negli anni ’60, a Captain Beefheart, al suo Safe As Milk, ad Electricity che rischia di essere il brano più convenzionale della sua intera discografia (…); per i Sonic Youth è l’ennesimo viaggio verso le proprie radici freak.

Computer Age (Neil Young, 1982): ad oggi, Trans è l’album di gran lunga più assurdo di Neil Young ed ascoltarlo è come guardare uno di quei film anni ’80 invecchiati malissimo. Però al momento di partecipare a The Bridge, disco-tributo del 1989, Ranaldo & co. non ci pensarono su due volte e pescarono Computer Age proprio da Trans. Sulla carta, appunto, la scelta è bizzarra. Ma un brano del genere – costruito interamente su sintetizzatori, vocoder e drum machine – lascia praterie di creatività ed ha un potenziale inesplorato: infatti nelle loro mani diventa una cavalcata elettrica che non stona affatto con il resto della discografia di Neil Young (se non per la sua intrinseca morbidezza), con tanto di finale accelerato e distruttivo.

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Nelle puntate precedenti:
Cover versions 001: Verdena 
Cover versions 002: Bruce Springsteen 
Cover versions 003: The Black Keys 
Cover versions 004: Paul Weller
Cover versions 005: R.E.M.
Cover versions 006: Johnny Cash
Cover versions 007: The Clash
Cover versions 008: The Who
Cover versions 009: Galaxie 500
Cover versions 010: Nirvana

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