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Cover Versions 012: Teenage Fanclub

I Teenage Fanclub appartengono a quell’epoca in cui i singoli – i cd singoli – rappresentavano una bella fetta di mercato e le band dovevano registrare un sacco di materiale per riempirli. Nel loro caso non mancava mai un omaggio, un ricordo, la rilettura di un brano del passato. Oltre a questo, la band di Blake, McGinley e Love (sarà sempre così anche se lui ha mollato nel 2018) ha inciso anche diverse cose per compilation di varia natura.

La lista è bella lunga e ovviamente i Teenage Fanclub negli anni si sono rivelati degli splendidi imitatori dei Velvet Underground ma non solo: preparatevi a qualche notevole sorpresa.

Interstellar Overdrive (Pink Floyd, 1967): in generale, sembrerebbero esserci poche band tanto concettualmente distanti dai Teenage Fanclub quanto i Pink Floyd. Però s’incontrano da qualche parte, nei sixties più cool, quando Roger Waters era ancora (relativamente) spensierato, Syd Barrett non era ancora uscito di testa (del tutto) e David Gilmour non era ancora entrato in scena.  Anzi, la finestra è ancora più stretta perché dei 9′ abbondanti di Interstellar Overdrive qui rimane solo il nocciolo più ruvido.

Here Comes Your Man (Pixies, 1989): l’approccio dei Pixies ha influenzato molti, primi tra tutti i Nirvana, ma anche i Teenage Fanclub ne hanno fatto tesoro pur tenendosi sempre ben lontani da certe ruvidezze. Alla prima occasione utile presero il brano più melodico di Black Francis e soci, accelerandolo quel tanto che basta a dimostrare che avrebbe potuto essere ancora più trascinante.

Life’s A Gas (T.Rex, 1971): dopotutto Blake, McGinley e Love erano ragazzini negli anni ’70 e come tutti i loro coetanei non potevano rimanere insensibili al fascino di Marc Bolan e dei suoi T.Rex

Personality Crisis (New York Dolls, 1973): … e quindi, risposero presente quando venne il momento della colonna sonora di un film come Velvet Goldmine. Ne approfittarono per suonare i New York Dolls come avrebbero fatto i Sex Pistols, giusto con un giro di basso più ordinato.

The Ballad Of John & Yoko (The Beatles, 1969): è la cover più risalente dei Teenage Fanclub, registrata dal vivo a New York nel 1990 e si sente, dato che è poco più che una fragorosa strimpellata tra amici. Forse una band non è davvero tale se non ha in repertorio almeno un brano dei Beatles. Scelsero questo.

Like A Virgin (Madonna, 1984): se come noi avete sempre fantasticato su come questa mega hit di Madonna potesse suonare in versione power pop, la risposta è meravigliosamente ed eccone la prova.

Free Again (Alex Chilton, 1970): a proposito di power pop, ecco come i Teenage Fanclub pagano ovvio omaggio al maestro supremo del genere. Ad Alex Chilton sarebbe piaciuta un sacco, con quell’inserimento di ottoni al posto della chitarra slide. Sta su una compilation messa insieme dalla K Records nel 1993, International Hip Swing, qui. La rilettura di Jesus Christ dei Big Star, invece, sta tra le b-side di Ain’t That Enough e diffidate di qualsiasi playlist natalizia che non la includa.

Who Loves The Sun (The Velvet Underground, 1970): sul lato b di Sparky’s Dream i Teenage Fanclub infilano una rilettura acustica e minimale di Who Loves The Sun, brano con cui i Velvet Underground aprirono Loaded. Scegliamo questa e non Femme Fatale (l’altra b-side di Ain’t That Enough, e scusate se è poco) semplicemente perché non esiste Femme Fatale senza la presenza (vocale e non) di Nico.

Try And Stop Me (The Creation, 1966): si sente che non siamo nei sixties e non siamo nella swinging London, ma per il resto è una versione fedelissima di un (mezzo) classico dei Creation, band più di culto che di successo (però Alan McGee rubò il loro nome e ci costruì attorno una delle etichette discografiche più straordinarie di sempre – l’etichetta che fu a lungo dei Teenage Fanclub).

Nothing To Be Done (The Pastels, 1989): difficile ignorare questo grosso, bellissimo intreccio. I Teenage Fanclub prendono un brano dei loro (praticamente) concittadini Pastels e lo rifanno, ma non è solo questo o il fatto che diversi anni dopo li avrebbero anche aiutati finanziariamente. La cosa più curiosa è che la voce femminile sull’originale è (ovviamente) di Annabel Wright, mentre per questa cover i Teenage Fanclub chiesero aiuto a Katrina Mitchell… che nel frattempo (nel 1990) era entrata nei Pastels. Quindi non è solo una cover, ma è anche un duetto. Forse. Se abbiamo capito bene.

Between Us (The Rutles, 1964): livello melodico eccelso, potrebbe averla scritta Norman Blake. Invece è farina del sacco dei Rutles, band diventata famosa per le parodie (televisive, poi tracimate in una vera e propria “carriera” nel music business) dei Beatles.

Burned (Buffalo Springfield, 1966): proseguendo sul filone ultra melodico – sul quale i Teenage Fanclub poggeranno le loro maggiori fortune – è impossibile ignorare il fatto che Neil Young debba essere considerato una specie di loro padre putativo. È lui a scrivere questa delizia sul primo album dei Buffalo Springfield, che sta così sul lato b di Sparky’s Dream.

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Nelle puntate precedenti:
Cover versions 001: Verdena 
Cover versions 002: Bruce Springsteen 
Cover versions 003: The Black Keys 
Cover versions 004: Paul Weller
Cover versions 005: R.E.M.
Cover versions 006: Johnny Cash
Cover versions 007: The Clash
Cover versions 008: The Who
Cover versions 009: Galaxie 500
Cover versions 010: Nirvana
Cover versions 011: Sonic Youth