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Dan Auerbach – Waiting On A Song

Solo Dan Auerbach poteva fare un album così spudoratamente retrò eppure maledettamente convincente.

Ed infatti ecco Waiting On A Song, che non sposterà nulla ma in tutto fanno trentatré minuti di goduria da rimettere immediatamente da capo e vaffanculo.

Mestiere molto, avventura poca, produzione splendente e massima resa: forse Auerbach in realtà si è divertito un mondo anche solo a pensare che senza particolari sforzi avrebbe potuto mettere insieme un suono tanto perfetto che nemmeno un’infame playlist di Spotify.

Al centro di tutto questo, Nashville: lì ha base e da lì ha preso suono e idee per Waiting On A Song; a dispetto del titolo, non pare che il 50% dei Black Keys soffra del blocco dello scrittore: al contrario – se pur gigioneggiandosi nella sua personalissima comfort zone ha tirato fuori dieci potenziali singoli – pare in evidente stato di grazia.

E’ tutta farina del suo sacco? Beh, quasi: Mark Knopfler mette il suo tocco inimitabile su Shine On Me, Duane Eddy aiuta su King Of A One Horse Town, la title-track è scritta a quattro mani con John Prine.

Nulla che offuschi la traboccante voglia di Auerbach di suonare come si faceva una volta: tutto splendido, certo meno interessante della sua precedente creazione a nome The Arcs (Yours, Dreamily del 2015) e comunque solo un piacevolissimo disimpegno in attesa che i Black Keys battano di nuovo un colpo.