deardarkhead – Oceanside 1991-1993

febbraio 9th, 2012  |  by Published in Dischi, Featured

Nato da un’idea di Mike Sniper (Blank Dogs), il nobile intento della Captured Tracks è di investigare la scena shoegaze partendo dal giusto presupposto che i vari My Bloody Valentine, Ride, Slowdive, Jesus & Mary Chain siano (stati) solo la punta dell’iceberg: da qui l’idea di una serie di ristampe collezionate sotto la sigla Shoegaze Archives. 

La mission quindi è portare alla luce una serie (potenzialmente infinita) di band del genere, e tra i primi ripescati c’è questo quartetto del South Jersey, i deardarkhead, che debutto nel 1988 con Greetings From The Infernal Village (su cassetta!) e a quanto pare ancora in attività nonostante infinite vicissitudini e il successo mai nemmeno sfiorato.

Oceanside 1991-1993 mette insieme per la prima volta tre ep della band usciti nei primi ’90 ed introvabili (forse anche allora): Spiral Down And Vibrate (1991) Melt Away Too Soon (1992), Ultraviolet (1993).

Il suono dei deardarkhed però si distingue per il cordone ombelicale non ancora reciso con la scena post punk e darkwave degli anni ’80: romantico, decadente, come se Robert Smith si fosse preso una sbandata colossale per i Jesus And Mary Chain e avesse piegato le loro chitarre/trapano al suo intento primario (quello di trafiggerci il cuore pianissimo).

Le chitarre sbuffano, stridono, irradiano tonnellate di delay e wha-wha, tanto che  - se la sezione ritmica non macinasse incessantemente quel ritmo, e se la voce di Michael Amper non fosse così tagliata da sembrare uscita dalle acciaierie di Sheffield – ci si potrebbe confondere, e pensare di avere tra le mani qualcosa dei Ride che ancora non abbiamo sentito e consumato (possibile?).

Oceanside raccoglie una produzione che avrebbe meritato maggior fortuna. Un’ora di musica che è deflagrazione e collasso di due poli quasi opposti: da una parte un romanticismo decadente, intimo; dall’altra uno sciabordìo sonico espansivo come uno tzunami.

In inverno, quando i turisti sono ormai tornati a casa, questo posto diventa una terra desolata. Si può camminare per miglia sulla spiaggia senza incontrare un’anima viva. Ogni tanto, si riesce ad ascoltare una canzone tra le onde, l’eco di qualcosa che abbiamo dentro. - Mike Amper sul South Jersey

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