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Dragon Inn 3 – Double Line

Se impazzite per Stranger Things e la sua colonna sonora qui troverete qualcosa che di certo fa per voi, ma dovete anche sapere che i Dragon Inn 3 non stanno cavalcando la moda del momento.

Era il 2012 quando Philip Dickey, leader dei Someone Still Loves You Boris Yeltsin, realizzò il tema del cortometraggio Ghoul School e – come racconta lui stesso – si divertì talmente tanto che reclutò la moglie e la sorella per dare vita ad un vero e proprio progetto parallelo. In quello stesso anno i tre pubblicarono un ep intitolato Ghoul School e ricordo distintamente l’immensa goduria nel girare in loop un brano come Up In The Business: 2’44” di sintetizzatori e una melodia appiccicosissima, praticamente un affronto per chi aveva sempre considerato spazzatura quel tipo di suoni.

Poi la realtà di dimostra ben più complessa di come appare e la vita prende pieghe strane, i progetti vengono sepolti sotto strati e strati di quotidianità ben più impellente; è per questo che solo ora, sei anni dopo, abbiamo finalmente un vero e proprio album a nome Dragon Inn 3.

S’intitola Double Line, esce per American Laudromat e vive sul labile confine che distingue la realtà dalla fantasia, il possibile dallo straordinario.

Come era giusto aspettarsi, è roba che sembra essere stata concepita, arrangiata e registrata nella prima metà degli ’80: pop sintetico, assai cinematico ma mai troppo complesso, voci femminili sempre in primo piano, neon scintillanti e velocità che cambiano a seconda della prospettiva (siamo ancora sul dancefloor o magari già in auto, nella notte umida e colorata, a guidare molli verso casa?), propio come trovarsi a che fare con un’audiocassetta sfasata.

Up In The Business chiude tutto in gloria, nel mentre questi dieci brani quasi mai superano i tre minuti e mezzo e spesso si fermano ben prima, lasciando la sensazione di un sorso avido interrotto da una bicchiere troppo vuoto: appropriato l’omaggio a Robin Gibb (Juliette), Club Sauce è un soffuso inno alla nightlife di provincia, si va dall’ipercinetica Three Minutes Mile alla moviola di Murder In The Third (con tanto di sax che accompagnano all’uscita) sotto lo sguardo felice di Giorgio Moroder e quello scrupoloso di Undici.

I Dragon Inn 3 vanno oltre l’effetto nostalgia: Double Line si inserisce in un filone già abbondantemente esplorato (viene in mente la colonna sonora di Drive, recente ma anch’essa precedente al revival scatenato da Stranger Things, fino ad arrivare ai Daft Punk di Discovery), ma il suo segreto sta nel riportarci indietro ad un momento in cui il sintetizzatore era ancora uno strumento e non una ragione, quando l’era digitale era appena visibile all’orizzonte, gli anni ’80 non erano ancora zeppi di cotonature e paillettes ed il loro ottimismo ancora molto incerto.