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Fa lo stesso… [2017 edition]

Ecco il peggio (secondo noi) dell’anno passato. Pronti?

Phoenix – Ti Amo

Qualcuno avvisi i Phoenix che il synth pop faceva cagare anche al primo giro, figuriamoci oggi che siamo almeno al terzo. Lo sfoggio di bilinguismo, poi, aggiunge un incredibile tocco trash. Roba che a confronto l’ultimo lavoro dei Thegiornalisti meriterebbe un Grammy.

Chuck Berry – CHUCK

La prospettiva corretta non è perché Chuck Berry si sia messo a registrare un album a novant’anni, ma perché mai noi dovremmo dar retta ad un (fu) novantenne che rifà esattamente (e-s-a-t-t-a-m-e-n-t-e) quello che ha già fatto sessant’anni fa? Infatti non ha senso, tanto più se si considera che CHUCK – pace all’anima sua – è al massimo un’occasione per ascoltare quel suono, dalla fonte originale, in HD. Ma non basta.

Iron & Wine – Beast Epic

L’inclusione dell’ultimo lavoro di Iron & Wine in questa lista è probabilmente da stronzi: lo splendido songwriting di Samuel Beam è ancora lì e se ne servisse la prova Call It Dreaming è semplicemente uno dei brani più meravigliosi ascoltati nel corso del 2017. Si tratta “solo” di una questione di suono, al suo ritorno alle origini, alla ruralità di un certo folk, preferiamo le magnifiche stramberie di album come Ghost On Ghost o – soprattutto – Kiss Each Other Clean. Possiamo averne ancora, please?

Neil Young – Hitchhiker

Hitchhiker è il frutto di di una notte estiva del 1976 passata in studio a Malibu. Interamente acustico, intimissimo e a tratti addirittura avvincente. Però la domanda è un po’ sempre la stessa: se è rimasto chiuso in un cassetto per oltre quarant’anni, perché adesso? Se Neil Young l’ha tenuto lì all’epoca, un motivo ci sarà stato: cosa è cambiato?

Jarvis Cocker & Chilly Gonzales – Room 29 

Progetto in sé affascinante: dare voce alle storie che una stanza d’albergo può raccontare. Esito: una gran rottura di palle. Ma lo Chateau Marmont non era un posto divertentissimo? Hello, Jarvis?

Motorpsycho – The Tower

Gli album dei Motorpsycho sono sempre densissimi e anche durassero mezz’ora uno all’anno sarebbe decisamente eccessivo. Figuriamoci poi come può essere quando la loro attitudine hard/prog è spinta al massimo come in The Tower: più che monumentale è estenuante. Brani da oltre sei minuti ciascuno, con due eccezioni che sono le migliori cose di questo episodio: Stardust e The Maypole.

Morrissey – Low In High School

Pochissimo da salvare a parte il singolo Spent The Day In Bed, e volutamente tralasciamo ogni dichiarazione/polemica che ha accompagnato Morrissey nel corso del 2017. Resta il fatto che Low In High School pare voler provocare e sperimentare cose (qualunque siano) ben più del dovuto o del sopportabile.

Foo Fighters – Concrete And Gold

Forse c’è qualcosa che dei Foo Fighters ci sfugge, e ci sfugge almeno da One By One (quindi da 16 anni); però ecco, dopo l’occasione sprecatissima di Sonic Highways, Concrete And Gold pare la miglior conferma al pensiero di Noel Gallagher: «rock has killed rock’n’roll. There’s too much shouting, fuckin’ calm down!».