Dischi Featured

The Flamin’ Groovies – Shake Some Action

Flamin_Groovies_Shake_Some_ActionStoria bizzarra quella dei Flamin’ Groovies, praticamente l’unica band di San Francisco che, pur formatasi sul finire dei ’60, mai nulla ebbe a che fare con la psichedelia.
Prediligendo il rock’n’roll delle origini ed il rockabilly, finirono esiliati dalla scena cittadina e grosso modo ignorati, ma a differenza dei più – se può significare qualcosa – vantano l’inclusione di Teenage Head (1971) nel famoso 1001 Albums You Must Hear Before You Die.

Quel disco però segna anche la fine della prima parte della loro avventura: mollati dal cantante Roy Loney, non se ne saprà nulla perun bel po’ (d’altra parte, il mondo aveva ampiamente dimostrato di poter fare a meno di loro).
Riappariranno solo nel giugno del 1976, ormai capitanati dal chitarrista Cyril Jordan e dal nuovo vocalist Chris Wilson.

Registrato nella bucolica e sperduta cittadina di Monmouth (in Galles: come si siano ritrovati lì è questione di archeologia), Shake Some Action ruba il titolo da un passaggio del film None But The Brave (La Tua Pelle O La Mia) – pellicola di guerra girata nel 1965 da Frank Sinatra nelle vesti di regista (!) – e riporta sulle scene i Flamin’ Groovies completamente trasformati.

L’album arriverà poco più avanti della 150° posizione in classifica negli States, ma oggi va ricordato perché si tratta di uno splendido relitto che ha dato il via al power pop di fine anni ’70… ripescando a piene mani dal la british invasion del decennio precedente.

In pratica in Shake Some Action i Flamin’ Groovies sono una riuscita reincarnazione dei Beatles, dei Kinks, dei Rolling Stones ante Mick Taylor e, appunto, di una qualsiasi band inglese del periodo 1964-66.

Tanto che non solo arrivano alle stesse fonti (Don’t You Lie To Me di Chuck Berry, She Said Yeah di Larry Williams, già preda degli Animals e degli Stones), ma si spingono a rileggere i Lovin’ Spoonful (Let The Boy Rock N’Roll), i Fab Four (Misery) e suonare come probabilmente avrebbero fatto loro il vecchio jazz St. Louis Blues.

A ben vedere quella dei Flamin’ Groovies era vera e propria nostalgia: iniziarono anche ad andare in giro agghindati come una qualsiasi band del Merseyside nel decennio precedente, incuranti del resto.

Ma sarebbe riduttivo non evidenziare che non si trattò (solo) puro scopiazzamento, perché ci misero del loro: non solo nell’approccio anfetaminico totalmente fuori contesto, ma anche nei brani originali, riuscitissimi.

Su tutti la title-track: Shake Some Action – c’è da scommetterci – è un brano che tutti nel secolo scorso avrebbero voluto scrivere; è perfetta nel suo approccio guitar-pop, con quel riff pazzesco in apertura, la ritmica incalzante e la melodia eccitante che sale fino ad esplodere spezzata. Ha forse qualcosa da invidiare ai momenti più fulgidi dei Big Star, a Waterfall degli Stone Roses, ai Blur o agli Oasis?

A parte questo, certo Shake Some Action era ed è in gran parte un’adrenalinica mezz’ora di revival, ma anche roba da tenere buona per tutte le volte che si pensa alla retromania come un tratto essenziale dei nostri tempi, ignorando il fatto che probabilmente è sempre esistita e siamo noi ad accorgercene (solo) adesso e che i suoi esiti sono tutt’altro che scontati.

0 comments on “The Flamin’ Groovies – Shake Some Action

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *