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Flying Lotus – Flamagra

Forse Flamagra vale solo per questo: accettare definitivamente Flying Lotus come un assioma. E come uno degli artisti fondamentali di questo secolo.

Perché, pur di fronte all’ennesimo cast stellare (forse il più stellare finora: David Lynch, Herbie Hancock, Toro Y Moi, Anderson .Paak, George Clinton, Little Dragon, Thundercat – tra gli altri), viene difficilissimo ricollegare a qualcosa di tangibile questo mischione di strumenti e suoni artificiali, voci e bassi saturi, ritmi dritti e beat (per lo più) spezzati.

È come se il significato proprio di Flamagra, che conta 27 tracce per quasi un’ora e dieci di musica, o comunque la sua narrativa, sfuggissero continuamente.

Come se FlyLo si ostinasse a comunicarci qualcosa da lassù e noi ci ostinassimo a non comprendere.

Va così e a questo punto si potrebbero tirare in ballo tutta una serie di discorsi sulla concettualità che sembra animare questo disco, sull’apparente impossibilità di accostarlo alla popular music. Ma non servirebbero.

Si arriva comunque in fondo a Flamagra con un profondo senso di sconfitta, al termine di un viaggio apocalittico attraverso la creatività di Flying Lotus, che è fatta di brutalità, schizofrenia e frammentarietà ed è completamente slegata dalle logiche del presente.