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Flying Lotus – Reset

L’ep Reset non è esattamente la prima uscita di Flying Lotus: quella – 1983, album pubblicato nel 2006 per la minuscola Plug Research – si è persa nella notte dei tempi e non compare nemmeno nella sua pagina Spotify.

Reset è però il suo debutto su Warp, il lavoro con cui il mondo si accorge per la prima volta di lui e che gli conferisce una credibilità che va ben oltre il fatto di essere il nipote di Alice Coltrane.

Ad ascoltarlo oggi (era il 2007), molto di quello che FlyLo ha combinato nel frattempo sembra essere lì, solo più in disordine: le derive jazzate e schizofreniche di Cosmogramma (2010), i pattern oscuri di Until The Quiet Comes, la psichedelia trascendentale di You’re Dead!, e soprattutto il crepuscolo che sarebbe stato di lì all’anno successivo Los Angeles.

Ma prendendo Reset come un’opera prima, a sé stante e senza troppo badare al dopo, ci si trova davanti ad alcune rivelazioni strabilianti: Tea Leaf Dancers è una notte buia, stonata e sensuale, passata in compagnia senza sapere bene come si sia finiti lì; i beat soffici e fumosi tornano in Massage Situation dopo Vegas Collie, martellante e minimale, mentre Spicy Sammich pare solo un’interferenza – un incubo improvviso all’interno di un bel sogno – e Dance Floor Stalker pare prendere anni ed anni di Haçienda e ridurli a scheletro.

Post-hip hop, breakbeat, soul nel senso più scuro del termine, percussioni calde e poi in un amen robotiche ed infastidite. A parte Tea Leaf Dancers manca la profondità che Flying Lotus troverà nelle successive esplorazioni, ma la centralità del lavoro sui beat – che sarà presto un suo tratto distintivo – è già fenomenale.