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Four Tet – Anna Painting

Dice Anna Liber Lewis, pluripremiata pittrice londinese, che Kieran Hebden è sempre stato parte della sua vita; ricorda persino di averlo trascinato ad un concerto di Prince con un guinzaglio al collo, una volta.

«Eravamo vicini di casa, avevamo la stessa età e lei fu la prima a farmi ascoltare i Nirvana; per i miei tredici anni mi portò ad un concerto dei Mudhoney», ricorda lui.

Insomma, l’ennesima ottima uscita di Four Tet in questo 2019 nasconde anzitutto la storia di due ragazzi cresciuti insieme del sudest della city, che il tempo non è riuscito a separare ed i cui percorsi artistici oggi finalmente si intrecciano come una sorta di storia a lieto fine.

L’ep Anna Painting è, fondamentalmente, una piccola colonna sonora creata per il nuovo studio della Lewis; segue un iter ben preciso: preparazione, creazione, contemplazione.

I quasi 8′ dell’iniziale Anna Painting, tra start/stop e risonanze lisergiche non distanti da quelle di Dreamer, servono soprattutto per calarsi nel mood; Lahaina Noon cresce fino ad espandere energia nervosa e concentrata come un lungo sibilo colorato poi si calma dentro Breath, che è esattamente quello che promette il suo titolo: pura e solitaria espirazione.

Con tutto il materiale pubblicato quest’anno Four Tet avrebbe potuto mettere insieme un album strepitoso. Forse non gli interessa più questo formato (ma è un peccato, anche solo considerando l’ultimo straordinario New Energy), o più probabilmente – come sempre – noi a fare di tutta l’erba un fascio e non cogliere le sottigliezze della sua arte.