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The Ghost Of A Saber Tooth Tiger – Midnight Sun

The-GOASTT-Midnight-SunMettiamola così: stavolta Sean Lennon è riuscito a farci dimenticare quanto ingombrante sia quel cognome – e no, non per la sua relazione con Charlotte Kemp Muhl (storia di lungo corso, ma cosa che meriterebbe in ogni caso qualche cameratistica pacca sulla spalla).

No no, però grazie alla complicità di lei (insieme: The Ghost Of A Saber Tooth Tiger) ci troviamo per la prima volta davanti ad un’opera seriamente rilevante di questo figlio d’arte, uno che comunque fino ad ora poteva sfoggiare tre dischi solisti, collaborazioni con i Cibo Matto, Albert Hammond Jr. e con la madre Yoko (… ma lasciamo stare).

E insomma, per Sean e Charlotte – si narra – la band era più che altro una scusa per passare più tempo insieme (?) e poi una cosa tira l’altra e pezzo dopo pezzo nel loro quartier generale al Greenwich Village (dove altrimenti?) i due hanno messo insieme questo Midnight Sun, pubblicato nell’aprile scorso, e le acque si sono decisamente mosse  (non è proprio un’impresa – ed è l’ultima bassezza che leggerete, giuro – se di cognome fai Lennon / se sei una modella di quelle un po’ alt ma indossi anche per J-Lo).

Lui paragona la loro chimica con quella che il padre aveva con McCartney (salvo farsi fotografare con lei come John & Joko by Annie Leibovitz da Terry Richardson), lei prima di incontrare lui nemmeno aveva mai ascoltato Strawberry Fields Forever, ma il risultato non è affatto da disprezzare.

Anzi, Midnight Sun è un piccolo miracolo di psichedelia casalinga che potrebbe benissimo essere stato concepito a Frisco nel ’67, che viaggia di elettricità nervosa e si spinge a barattare sigarette per un tramonto.

E’ un album curioso e a tratti ostico – che guarda più al debutto dei Pink Floyd e al Syd Barrett solista, ai Jefferson Airplane e perché no ai Doors, rispetto ai Beatles post 1966 -, è labirintico e un po’ tortuoso, in questo soprattuto risiede la sua bellezza: nel suo non far adagiare l’ascoltatore (fuori dai denti: il debutto dei Temples – altro peso psych dell’anno – a confronto è un disco facilone).

La voce di Sean è vicina a quella di John in modo quasi inquietante (ascoltare Last Call per credere), lei canta come potrebbe solo Alice persa nel Paese Delle Meraviglie.

Anni e anni fa si sarebbe detto che un disco come Midnight Sun apre le porte della percezione: oggi si dovrebbe dire lo stesso, pur se con le dovute proporzioni.

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