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Giardini Di Mirò – Different Times

I Giardini Di Mirò mancavano da molto tempo.

La loro ultima avventura, Rapsodia Satanica (2014), era la sonorizzazione dell’omonimo film di Nino Oxilia datato 1917; per un album concepito come tale bisogna tornare al 2012, a Good Luck.

Mancavano in senso affettivo, mancavano anche perché nessuno ne ha mai seguito le orme con la medesima efficacia. Quindi ritrovarli è meraviglioso di per sé.

In più li si ritrova parecchio in forma. Different Times apre con una melodia appiccicosa, che sta lassù insieme a Broken By tra le loro cose più pop. E poi sì, i tempi saranno pure cambiati ma il loro approccio è perfetto nella forma e nella sostanza.

I Giardini Di Mirò sono pienamente coscienti di cosa li circonda oggi e sembrano aver ripreso in mano gli strumenti con la stessa resilienza che mostra l’erba che ricresce tra le macerie. Different Times è una botta di vita desolata, che lecca certe ferite e su altre ci butta il sale.

I tempi andati che riaffiorano (Landfall, Under), cartoline sconfitte da un paese che riesce a cambiare solo in peggio (Pity The Nation) e un’emotività pastello che viene alla luce soprattutto grazie alle voci dei numerosi ospiti: si tratti di Adele Nigro (Any Other) complice dello slowcore di Don’t Lie, di Robin Proper-Sheppard (Sophia) incastrato nelle fluttuazioni di Hold On, dello spoken emozionale di Glenn Johnson (Piano Magic) in Failed To Chart o della lunghissima spirale che chiude l’album in compagnia di Daniel O’Sullivan (Fieldnotes) – sembrano lì da sempre, come avviati dalla manovella di un carillon, perfettamente integrati nel respiro organico dei GdM.

Nel complesso, Different Times non offre soluzioni ma trasmette un profondo senso di abbandono. Del tutto comprensibilmente, l’ottimismo è qualcosa di molto fugace e lontano.