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Greil Marcus – Like A Rolling Stone

Il feeling della musica della seconda strofa è più trionfante. I fraseggi di Bloomfield sono più lunghi, rassomigliano di più a un falco nel cielo che a un cervo che salta un burrone. Il resto segue una marcia regolare, e la storia sembra diretta verso una conclusione; ma verso la fine della strofa c’è forse il momento più sorprendente di tutti, quanto, al di là dell’istinto, al di là del desiderio, al di là di un sorriso custodito da qualche parte della sua memoria, Bloomfield trova il sound di un grande whooosh, e per un istante un vento si leva soffiando attraverso tutto il resto della musica come se la canzone fosse una sparatoria. E’ questo ciò che consente al cantante di avvitarsi in aria, dando colpi in tutte le direzioni? C’è una disperazione, qualcosa di vicino alla paura, nel modo in cui Dylan tira fuori «used to it» – le parole sembrano far levitare la protagonista della canzone, lasciandola sul marciapiede, stordita, lo sporco che la travolge, il cantante la sta quasi per raggiungere, sta quasi per tirarla fuori, ma non c’è tempo per tornare indietro: il ritornello incombe di nuovo. Con il suo primo verso, quelle quattro semplici parole, how does it feel, una domanda innocua, veramente, avverti che questa volta il cantante sta chiedendo di più alle parole, di più alla persona cui sono indirizzate. Nelle strofe le dà la caccia, la tormenta, ma l’arrivo del ritornello lo fa saltare davanti a lei; mentre lei scappa da lui, lui le appare davanti, additandola, urlando – e la persona a cui tutto questo è rivolto non è più soltanto la ragazza menzionata nella canzone. Quella persona è ora contemporaneamente quella ragazza e chiunque stia ascoltando. La canzone ha messo nei guai l’ascoltatore.

Con buona approssimazione, Like A Rolling Stone è la canzone più importante che mai sia stata scritta, composta, registrata: il motivo s’intuisce («i suoi sei minuti sono l’inizio e la fine di tutto quello che tratta un disco e per cui un disco esiste»), ma il maestro Greil Marcus cerca di esplicitarlo in questo volume del 2005 intitolato semplicemente Like A Rolling Stone (pubblicato in Italia da Donzelli Editore)

Senza stronzate: equivale a misurarsi con la Bibbia.

Sia perché l’impatto socio-culturale di quella canzone sul secolo breve è paragonabile al peso delle sacre scritture, sia perché in entrambi i casi si è di fronte ad un intreccio inestricabile di storia, leggenda, fede, morale, mito, conseguenze e vendette.

marcus_dylanLa strada è impervia e Marcus decide di percorrerla in modo tutt’altro che didascalico. La sua prosa è densa, limacciosa, estremamente dispersiva, incostante. Like A Rolling Stone è un libro che non mette alcun punto fisso, gira su se stesso e costringe il lettore ad uno sforzo immane per seguirne il filo.

È una lettura completamente inutile per ricostruire analiticamente la genesi ed il pensiero della canzone. È una lettura paradossalmente affascinante proprio per la sua straordinaria ricchezza e difficoltà.

In quest’ultimo senso il libro è esattamente come la canzone di Bob Dylan: pare tutto lì, ma è inafferrabile.

E quindi, se dopo aver tirato fino all’ultima pagina (e deciso di chiuderlo per non aprirlo mai più) vi sarà sembrato – più che un saggio – una faticosa opera con cui Greil Marcus ha voluto trasporre in letteratura i più cruciali 6’13” della musica pop senza spiegare nulla, probabilmente è così.

Una specie di performance artistica, e come tale può voler dire tutto o niente a secondo del suo fruitore.

3 comments on “Greil Marcus – Like A Rolling Stone

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