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Gyedu-Blay Ambolley – The Message

Quanti musicisti possono dire a buon titolo di aver inventato un intero genere?

Pochi, in fondo, e Gyedu-Blay Ambolley è uno di questi: la storia vuole che laggiù in Ghana sia stato tra i primi a mischiare i ritmi highlife locali con il rap (hiplife), sviluppando un approccio particolarissimo all’afro-funk che tutt’ora prende il nome dal suo album di debutto, Simigwa (1973, anche passato alla storia per una copertina abbastanza inusuale).

Ambolley – che nel frattempo ha contribuito in modo decisivo alla diffusione della musica africana negli States, e per questo si è anche portato a casa una notevole onorificenza dalla città di Filadelfia giusto tre anni fa – torna oggi con questo ep The Message, edito dalla sempre ottima Analog Africa.

Il messaggio in sé è abbastanza chiaro ed ha a che fare con dio, la sua grandezza / misericordia / generosità / onnipotenza (da ultimo, il suo amore); ma – ci perdonerà Ambolley – ora come ore il punto non è proprio questo: per le mani ci troviamo 21′ di ritmiche funk incessanti, che trascinano verso una blacksploitation assai esotica e altrettanto sudata.

Se la title track è praticamente un vivacissimo sermone (anche in lunghezza), Akoko Ba è un’orgia di fiati soul/jazz e chitarre da far invidia a Nile Rogers, la marimba (?) di Simigwa Soca porta in posti della notte animati da lustrini, paillettes e cocktail dolcissimi; di chiude con Burkina Faso ed i suoi 4/4 sporcati da percussione ed un (quasi)talking bass ignorantissimo.

Insomma: Gyedu-Blay Ambolley aveva forse bisogno di una bella spolverata, e in questo la label tedesca (il cui claim, non a caso, è the future of music happened years ago) ha certamente aiutato; ma la sostanza di The Message è tutta roba sua, inconfondibilmente.