Dischi Featured

Iggy Pop – Free

La sensazione è che la genialità di Iggy Pop rimanga assai sottovalutata e che lui stesso rischi di essere ricordato soprattutto per la giovinezza rude con gli Stooges e le scorribande di fine ’70 in compagnia di David Bowie.

Ma c’è molto di più, e Free sta lì a ricordarlo.

Ci sono, soprattutto, il fiero rigetto di ogni convenzione, di ogni sentiero prestabilito, la volontà di affidarsi solo all’istinto e di plasmare il suono sull’emotività prima che sull’efficacia. Coraggio, originalità: come volete.

Sta di fatto che ci eravamo lasciati nel 2015 con Post Pop Depression – un album con cui Iggy, complice anche Josh Homme, sembrava riabbracciare soprattutto il suo personaggio rock’n’roll (con molta classe) – e ci ritroviamo quattro anni dopo con un disco che stenta ad avere una forma definita, che suona (se non come un epitaffio, comunque) come qualcosa di definitivo.

È profondissimo e meditabondo, denso di spoken word, atmosfere notturne, momenti pacifici e solitari; l’unica volta in cui Free sembra voler dare un po’ di confidenza è James Bond.

In qualche modo, basterebbe ripescare il video di Iggy Pop steso sul divano di casa, a petto nudo, con il suo pappagallo Biggy che balla proprio su quella canzone: pochi secondi che trasmettono una libertà d’animo rara. È tutto lì, davvero, ma non poteva essere dato per scontato.