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Iosonouncane – DIE

iosonouncane_dieDopo un’infinità di ascolti, DIE rimane lì e volendone trovare una sintetica definizione è un album italiano.
Peninsulare, ad essere precisi.
Dopo un’infinità di ascolti, il posto del più recente lavoro di IOSONOUNCANE è insieme a La Voce Del Padrone, TitanicCrêuza De Mä, Anima Latina, e senza esagerare di una virgola.

Non si tratta di affinità sonore o stilistiche, ma di anima (di attitude, se preferite): DIE è spesso maestoso, anche nei suoi più minuti dettagli (e forse sì, in questo aspetto trascende i nostri frastagliati confini), ma è un turbinio che da ultimo rimesta nel fondo della Penisola, tra i granelli e i sassi delle sue rive, tra i campi e le colline bruciate.

Nei suoi ritmi e riverberi picchia il caldo, con la sua intima pesantezza, rimbombano la fame dei campi e l’ozio all’ombra degli olivi; pare pervaso da un’indolenza abbagliante, incrostata di salsedine e vuota come una rete da pesca abbandonata sulla spiaggia, preda di gabbiani curiosi, tramata di un amore semplice come il vino («svegliami domani amore mio con l’arrivo del sole»).

DIE è un orizzonte bucolico e afoso, una specie di visione mistica e corrosiva che richiama tanto certe trascendenze pasoliniane quanto I Malavoglia.

L’approccio di IOSONOUNCANE, qui, pare all’insegna del think global / act local: si tratta, in fondo, di musica popolare – folk – nella sua essenza, cucita addosso ad un Paese che ha da tempo smarrito completamente la propria identità (il proprio orizzonte, appunto) copiando pedissequamente modelli altri e che pretenderebbe di ritrovare se stesso al plasticoso Festival una volta all’anno.

E invece no, l’Italia è qui – questa – increspata, tortuosa, irrimediabilmente indebitata verso la sua stessa Natura.