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Liam Gallagher – As You Were

Con la sincerità che nel bene e nel male gli è propria, Liam Gallagher ha ragione: il suo debutto solista non reinventa la ruota, non è nulla di nuovo e non salverà vite.

A parte la sua, verrebbe da dire: scomparso da qualche anno dopo l’improvviso addio dei Beady Eye (forse proprio sul più bello: BE lasciava intravvedere spunti interessanti), perso dietro vicende personali non proprio edificanti, per lungo tempo ha osservato il fratello maggiore prendersi tutta la scena; ha rosicato – immaginiamo – poi piano piano è uscito dall’oscurità ed ha agito: ha raccolto le forze e soprattutto ha raccolto attorno a sé persone che potessero trasformare le sue idee in un disco.

Perché Liam Gallagher è anzitutto un cantante, (come spesso si dice, correttamente) il migliore della sua generazione; poi è una rockstar nel senso più classico del termine, una di quelle carismatiche ed eccessive, che vive con/di un menefreghismo che molti altri vorrebbero potersi permettere; poi è uno che adora un certo tipo di musica; solo dopo è un autore («part time», ha sempre detto), ancora meno è un musicista.

Quindi il punto debole di As You Were sta un po’ tutto qui: non è dato comprendersi quanto sia effettivamente farina del suo sacco (sarà per questo che i credits sono scritti così in piccolo!?).

E non è un pensiero facile da affrontare, ma neppure deve essere stato così naturale per Liam: nonostante tutto, si sarà pur reso conto che qualunque cosa faccia o farà dovrà comunque misurarsi con le canzoni e le melodie che il fratello gli cuciva addosso, no? Insomma, gli Oasis che lui stesso tanto ancora magnifica rischiano di essere una bella condanna, più per lui che per Noel («preferirei essere qui a parlare di un nuovo album degli Oasis piuttosto che di un mio disco solista» è ormai una costante delle sue interviste, e solo delle sue).

Ciò detto, a livello emotivo As You Were è diviso in parti eguali tra orgogliose rivendicazioni di autonomia (perché per camminare da soli occorre anzitutto convinzione), rimostranze piccate (tutte indirizzate ad un bersaglio preciso, quello) e personale riconciliazione con il mondo.

Musicalmente si tratta di un universo dalle facili coordinate (Beatles, Kinks, gli stessi Oasis ed il Lennon solista soprattutto), che però vive di alcuni pregi tutt’altro che scontati: non cerca di suonare vintage o retrò e, anzi, per lunghi tratti si avvale di una produzione super HD (come altro definirla?); poi fila che è una meraviglia, alternando con fluidità i momenti più rock’n’roll e quelli più delicati; soprattutto è essenziale, sempre diretto e vivace e azzecca tutte le melodie giuste che lo fanno ripartire da capo arrivati in fondo: su tutte For What It’s Worth è una ballata più riuscita e convincente di tutte quelle scritte da Noel per gli Oasis dopo il 1997; l’energica Come Back To Me, Paper Crown e I’ve All I Need rimarranno le perle nascoste di As You Were.

A tutto questo occorre aggiungere che la voce di Gallagher jr. – per quanto diversa rispetto agli esordi – è ancora unica e cazzutissima.

Ora non resta che chiudere gli occhi e fingere che As You Were sia il nuovo inaspettato ritorno degli Oasis: sarebbe assolutamente credibile, e conoscendo Liam Gallagher è il miglior complimento possibile.