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Liam Gallagher – Why Me? Why Not.

«Non capisco tutte queste storie sulla ‘nostalgia’. È qualcosa inventato negli anni ’60 e nei ’70: perché non farlo nel 2019? Se fosse un crimine, allora non dovremmo avere i sunday roast no? Dicono: ‘esci dalla tua comfort zone’. Vaffanculo! Io ci sto bene. Perché mai uno dovrebbe volere andare in giro in bici con un sellino appuntito? Trovatene uno comodo e goditi la vita».

Che il (solo) concetto di rinnovamento sia qualcosa molto lontano dall’orizzonte di Liam Gallagher lo sapevamo già. Sentirlo riaffermare il tutto, non solo a parole, proprio quando il fratello maggiore pare mettersi d’impegno a tagliare i ponti con il passato, porta ad una sola conclusione: è Gallagher Jr. a tenere viva la fiamma degli Oasis, di quello che sono stati e che ancora rappresentano per una quantità sconfinata di persone.

Why Me? Why Not. non suona necessariamente come un album degli Oasis, però riprende a piene mani la loro attitudine retrò e crea un universo di piena – e riuscitissima – sospensione temporale (la pietra di paragone, se proprio necessaria, va cercata in Don’t Believe The Truth).

Quindi, appunto, in che anno siamo? La produzione più sgranata rispetto al precedente As You Were e certe altre cose suggeriscono un occhio di riguardo per la seconda metà dei sixties: l’intro grattugiata di Be StillHalo è Let’s Spend The Night Together e anche come l’arrangiamento d’archi di  Alright Now e quello di Gone sembrano pescati dritti dritti dai Rolling Stones pre-Mick Taylor (ma l’assolo di Alright Now – una chitarra effettata? un synth? – è inequivocabilmente John Lennon), il radar psichedelico di Meadow punta in così tante direzioni da andare in crash.

I brani davvero rocknrolla sono solo due – Shockwave e The River – mentre Now That I Found You è una delizia che potrebbe essere uscita dalla penna di Noel un paio di decenni fa, così come Once e One Of Us. Insomma, Liam Gallagher si accompagna molto bene.

Why Me? Why Not. danza sul sottile confine tra introspezione e cazzutaggine, riflettendo l’immagine di una personalità più profonda di quanto si possa immaginare; ribadisce la grande e fondamentale differenza tra rock e rock’n’roll (in questo i fratelli Gallagher sono assolutamente d’accordo); mostra (ma non è una novità) l’ottimo gusto che divide il citazionismo dal bieco copia/incolla e – da ultimo – è un album che arrivati in fondo si fa riascoltare da capo. E ancora. E ancora.

Ah, e poi ci sarebbe da dire che non c’è nessuno in grado di fare questa roba qui – il rock’n’roll o chiamatelo come vi pare – come Liam Gallagher. Ma anche se ci fosse, il punto è che Why Me? Why Not. sta proprio su un altro livello.