Appunti Featured

Obama Out.

Obama Out. – Le migliori performance musicali della Presidenza Obama

Calmi, calmi: non si tratta certo di un editoriale politico.
Però ecco, l’imminente uscita di scena di Barack Obama ci ha fatto venire in mente una cosa particolare, dal nostro punto di vista di osservatori giovani e distratti: la Casa Bianca non ci è sembrata mai così aperta alla cosiddetta società civile – con una deriva pop notevole. Se ne volete una prova, vi basti ripensare chi – da ultimo – è stato appuntato con la Presidential Medal Of Freedom. O il party segretissimo dell’altra settimana.
O forse è solo hype tipico di quest’era folle, chi lo sa; è però un dato di fatto che la cerimonia di insediamento di Trump sarà tristissima.

Tutti gli appuntamenti musicali ospitati da Michelle e Barack (ormai ci siamo abituati a chiamarli con i nomi di battesimo, no?) nel corso di questi anni, col senno di poi, sembrano una lunga celebrazione della cultura, come pilastro fondante dell’entità-stato, e della cultura afroamericana in particolare, finalmente al suo posto.

Sia come sia, abbiamo pensato di mettere insieme alcune performance notevoli di questo doppio mandato ormai concluso sperando possano distrarre tutti quanti dal pensiero che tra pochissimo nello studio ovale sederà Donald Trump.

1. Elvis Costello, Paul McCartney e Jack White (si, lui). La stessa sera. 

Partiamo (a caso) dal 2010, anno in cui Paul McCartney è stato insignito del Gershwin Prize, – il riconoscimento annuale che la Libreria del Congresso dedica a chi si è distinto nell’ambito della popular music (se state pensando che ci abbiano messo un po’ troppo ad accorgersi di cosa il Macca abbia fatto per la musica pop siamo d’accordo, però il premio è stato istituito nel 2007); una bella serata tra amici, con Elvis Costello che s’imbarca in Penny Lane, Dave Grohl in Band On The Run e – con Norah Jones – in Maybe I’m Amazed (performance vocale notevole) e soprattutto Stevie Wonder e la sua fantastica We Can Work It Out (a proposito, ringraziamo la Presidenza per averci dato un segno tangibile dell’esistenza di Corinne Bailey Rae).

Il premio per l’ospite meno probabile di quella cerimonia va a Jack White (nonostante il nome),  con il suo pallore in pieno stile Michael Jackson.

2. In Performance At The White House feat. Patti Labelle 

C’è poi una tradizione più risalente: dal 1978 la Casa Bianca ospita In Performance At The White House, concerti che dai tempi dell’amministrazione Carter intendono mostrare «the rich fabric of American culture in the setting of the nation’s most famous home» e – come vedrete, evidentemente – anche improbabili outfit, a partire dalla giacca di B.B. King.

Nel 2014 l’appuntamento è stato dedicato alle donne del soul (Women Of Soul, appunto): ovviamente non poteva mancare lei – the queenAretha Franklin, per chiudere con Amazing Grace (lei è un habitué, o una sorta di motivo ricorrente della presidenza Obama).

Nella stessa serata Janelle Monae (Tightrope e Goldfinger), che in realtà nulla ha potuto a confronto con Patti Labelle e la sua Lady Marmalade (notare il buon Barack scatenatissimo).

Due anni prima In Performance At The White House era stato intitolato Red, White And Blues e in quell’occasione Gary Clark Jr. è stato presentato ad Obama come il futuro del blues: secondo noi è stato all’altezza.

3. Diana Krall

Nell’aprile di quest’anno l’International Jazz Day si è concluso – nemmeno a dirlo – tra le raffinate mura di Barack e Michelle; da quel giorno abbiamo scelto di ripescare Diana Krall.

4. Alfie. Patrimonio dell’umanità.

Pare un’ottima scusa per gironzolare ancora indietro nel tempo quando il Gershwin Prize è stato assegnato a Burt Bacharach (2012) e – ancora con l’aiuto di Stevie Wonder – ascoltare una volta in più Alfie.

5. Bob Dylan

E Bob Dylan? Come detto, di recente ha schifato tanto gli accademici del Nobel quanto la Casa Bianca, dove però si è esibito nel febbraio del 2010 durante il concerto White House’s Celebration of Music from the Civil Rights Movement, appropriatamente rispolverando The Times They Are A-Changing (una domanda: how does it feels, Bob?).

6. Kendrick Lamar

Torniamo al passato più recente, perché nel 2016 Barack Obama si è superato, ospitando prima Kendrick Lamar per il giorno del ringraziamento (gli ha anche fatto fare il giro della casa) e poi organizzando Love and Happiness: A Musical Experience, di fatto il gran finale della sua presidenza.

Ecco: l’introduzione di Barack Obama alla performance di Jill Scott è paradigmatica dell’arte oratoria di quest’uomo – uno dei tratti che più ci mancherà – che è sempre riuscito a mantenere il uno stile istituzionale pure se condito di informalità.
«Questo è uno degli aspetti del lavoro che più mi mancheranno; questo e l’Air Force One»dice scherzosamente (?) vantandosi di quanto sia splendido poter alzare il telefono e chiamare Usher, o la sua amica Aretha o Janelle Monae per animare la festa; poi chiarisce: «anche se l’evento di oggi si chiama Love And Happiness, per vostra fortuna non mi esibirò cantando Al Green»

Obama è un performer di razza, quindi, mai un pesce fuor d’acqua. Forse.

7. Sweet Home Chicago con Buddy Guy e Mick Jagger

Chiudiamo con l’esibizione che più di tutte probabilmente passerà alla storia: quella volta in cui Buddy Guy, Mick Jagger e B.B. King convinsero il presidente a cantare Sweet Home Chicago (e che altro sennò?).

Obama’s out, ci rimangono le sue playlist su Spotify, con l’account della Casa Bianca, ma mancherà molto (anche) per tutto questo.