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Miles Davis – Sketches Of Spain

Quando iniziarono a registrare Sketches Of Spain, nel novembre del 1959, Miles Davis e Gil Evans si conoscevano dai tempi in cui il primo incise Birth Of The Cool (1949-50, rimasto inedito fino al 1957) e avevano ripreso a collaborare su Miles Ahead e Porgy And Bess, iniziando a fondere il jazz con la musica classica e quella etnica.

Nel frattempo, pur se senza Evans, Miles aveva dato alle stampe nientemeno che Kind Of Blue (1959) e l’idea di combinare qualcosa anche con la musica tradizionale spagnola iniziò a crescere in lui dopo quell’esperienza, quando gli capitò di ascoltare per la prima volta Concierto De Aranjuez, una composizione per chitarra classica e orchestra firmata da Joaquin Rodrigo. I due partirono da quella, la riarrangiarono arricchendola di tessiture e spessore e ci costruirono intorno un intero album.

Il risultato, pubblicato nel luglio del 1960, è uno dei dischi più evocativi di sempre. Skatches Of Spain è una continua danza tra miraggio e fantasia, in grado con poche note – bastano quelle iniziali – di cambiare completamente l’atmosfera intorno.

La tromba di Miles Davis e gli arrangiamenti di Gil Evans dipingono strade polverose spazzate dal caldo secco, nelle quali ogni ombra è un potenziale rifugio e ogni angolo una scorciatoia verso un’improvvisa maestosità.

Dipingono l’Andalusia pigramente sferzata dal sole, le piazze dei paesi sperduti e le vie deserte fino a sera, i colori abbaglianti degli abiti tradizionali e quell’indolenza latina pronta ad esplodere un’arena infuocata, dove gli uomini sfidano il proprio destino sventolando il rosso in faccia a belve incattivite.