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Motorpsycho – Angels And Daemons At Play

Nella lucida follia visione artistica dei MotorpsychoAngels And Daemons At Play era più che altro un concetto che univa tre ep (Babyscooter, Have Spacesuit Will Travel e Lovelight), pubblicati in sole 500 copie ciascuno tra il gennaio ed il febbraio del 1997 per dare un seguito allo strepitoso Blissard. Logiche discografiche pretesero poi poi riunire il tutto, ma quelle stesse logiche hanno restituito il concept originario sul finire dello scorso anno, in una deluxe edition pubblicata dalla Stickman Records.

Insomma, a parte per pochi attenti eletti, Angels And Daemons At Play è sempre stato un tutt’uno; quindi è stato – ed è – come finire in una lavatrice per un’ora, sballottati qua e là («head over heels in a sideway spiral») tra botte fortissime e momenti di calma, acqua che sale al cervello e poi se ne va.

Nel periodo 19941998 (cioè da Timothy’s Monster a Trust Us passando per la miriade di ulteriori uscite) l’affermazione europea dei Motorpsycho è un potente baluardo contro il proliferare di mode passeggere, contro la strisciante affermazione dell’immagine come presupposto necessario per il successo, contro l’inseguimento della celebrità.

Angels And Daemons At Play rende al meglio la loro verità: allo stesso tempo si può essere durissimi e sciolti  (Walking On The WaterStarmelt / Lovelight – che è come scopare in cima ad un fiordo durante una tempesta), cerebrali ed eccitanti, citazionisti (Un Chien D’Espace) ed auto-citazionisti (Timothy’s Monster doveva forse stare sull’omonimo album, ma sta qui), picchiare fortissimo, usare un’intero arsenale di diavolerie in cui ficcare i suoni di sax, piano e violini, bazzicare hard-rock, post-rock, psichedelia di matrice pinkfloydiana, krautrock e qualsiasi altra cosa, tirando fuori un album all’anno con apparente casualità (ma) senza perdere un briciolo d’inventiva.

Semplicemente, questo disco non pare avere un inizio né una fine: si possono vivisezionare singoli ed abbaglianti momenti in stile guitar hero, ci si può accorgere della sezione ritmica quando cessa il suo costante andirivieni metallico, ci si può sbalordire delle aperture lisergiche; ma il momento clou è la centrifuga, è lo sguardo (l’ascolto) d’insieme – quando tutto questo, brutalmente, collassa e si abbatte prepotente come il martello di Thor.

E scansarsi non è un’opzione.