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Nightmares On Wax – In A Space Outta Sound

Nightmares_On_Wax_In_A_Space_Outta_SoundCertamente non si tratta dell’album per il quale i Nightmares On Wax verranno ricordati e, anzi, quella copertina così meravigliosamente giamaicana, così old school, un po’ inganna.

Però, pur rimestando in un downtempo già abusato alla data della sua pubblicazione (2006), In A Space Outta Sound riesce a distinguersi rimanendo ad oggi un ascolto a tratti delizioso.

L’aspetto più affascinante di questo album sta nella sporca delicatezza che ne pervade i ritmi; dopo i 7′ iniziali di Passion, un languido e ovattato tormento statico, il piglio di The Sweetest arriva come una specie di sorpresa che ci coglie nel vociare agitato del porto di Kingston, rimbalzando tra soul e bassi dub.

Flip Ya Lid
è probabilmente il momento più catchy – grazie a quella battuta che salta, una volta c’è, quella immediatamente dopo no – Damn il più intenso, con la sua carica percussiva e nel suo tracimare in un soul corale e ascensionale.

Ma tra innesti che richiamano il free jazz (Pudpots), improvvise riletture del memphis sound (Your Wish), viaggi caraibici che mai esplodono davvero (African Pirates potrebbe essere perfetta per il carnevale di Notting Hill, ma non diventa mai trascinate: è solo attesa), ripescaggi trip-hop (Soul Pourpose), roba che andrebbe bene sono nelle wee hours (I Am You), In A Space Outta Sound riesce a mantenere alta l’asticella, l’interesse e coinvolgere (molto) grazie alle architetture strepitose che si nascondono nella costruzione del suo insieme.

E questo compensa del tutto il fatto che potrebbe essere addirittura grandioso, se si trattasse di un lavoro meno timido.

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