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Nirvana – Live At Reading

Nirvana-Live_At_Reading-FrontalQuella sera del 30 agosto 1992 Kurt Cobain si presentò sul palco del leggendario festival di Reading, davanti a migliaia di inglesi piantati nel fango fino alle ginocchia, su una sedia a rotelle indossando un camice bianco da ospedale.

I Nirvana se ne andranno solo un’ora e mezza dopo, una volta distrutto tutto sulle note di un inno americano distorto e torturato, forse per motteggiare Hendrix, forse perché Kurt ci teneva a ribadire un concetto: «gli inglesi mi fanno schifo».

D’altra parte, seguendo il trend dominante oltreoceano, in vista dello sbarco nel vecchio continente anche i giornali inglesi (mai misurati) si erano ben volentieri lasciati andare ad ogni possibile speculazione e gossip sui chiacchieratissimi Nirvana e su Kurt e Courtney, nell’occhio del ciclone per aver messo al mondo Frances Bean appena una settimana prima: una coppia di genitori, notoriamente e rovinosamente tossici, costantemente tallonati dagli assistenti sociali che avevano minacciato di togliere loro la figlia appena nata. Una storia perfetta.

Forse al giorno d’oggi non è facile rendersi conto di quale fosse il livello di pressione mediatica sui Nirvana (che avevano appena fatto il botto con Nevermind, anche grazie all’altissima rotazione di Smells Like Teen Spirit su MTV, quando MTV contava ancora qualcosa tutto) e su Cobain e Courtney Love in particolare; o forse, conoscendo il finale della storia, tendiamo ad ingigantire.

Sta di fatto che in quest’ottica il racconto che ne fa Michael Azerrad in Come As You Are, la biografia ufficiale della band, può aiutare ma non rende completamente l’idea: «sembrava non ci fosse speranza: dottori, enti governativi, stampa, erano tutti contro di loro. In un momento di depressione – esattamente il giorno prima di volare in Inghilterra – presero la pistola di Kurt e pensarono seriamente di farla finita».

Epilogo purtroppo solo rimandato, ma in quell’occasione almeno la reazione fu ben diversa: la famosa sedia a rotelle (che mostra il troppo sottaciuto lato ironico di Kurt) ed il concerto tutto, arrivato al termine di una giornata in cui i Nirvana avevano preteso ed ottenuto di scegliere gli altri gruppi in cartellone (tra questi: Pavement, Mudhdoney, Nick Cave & The Bad Seeds, Teenage Fanclub).

Pubblicato nel 2009, questo Live At Reading è la testimonianza di quella serata, che ufficialmente (nel senso che di bootleg ne sono sempre girati a centinaia) trovava un posticino solamente su From The Muddy Banks Of The Wishkah, disco dal vivo edito nel 1996 e messo insieme assemblando diversi spezzoni di concerti (Spank Thru viene dal concerto di Roma del 19 novembre 1991), tra cui Tourette’s proprio dal Reading Festival.

Per come stavano messe le cose, Dave Grohl pensava sarebbe stato l’ultimo chiodo nella bara dei Nirvana, invece fu qualcosa di epico (niente a che vedere con l’apparizione dell’anno precedente).

Ascoltando queste registrazioni viene in mente una recente dichiarazione di Billy Corgan: «oggi nessuno più suona la chitarra come la suonava Kurt Cobain, come la suonavo io, o Stone Gossard addirittura. Uno stile ben preciso, in grado di definire immediatamente il suono della band».

È esattamente così: la potenza e l’intensità sprigionate dai Nirvana sul palco sono un pugno nello stomaco e la Fender suona come un blocco di granito torturato a morte; nella sua continua alternanza piano/forte, il piano è sempre nervoso e il forte è una detonazione inaudita. Nulla in vent’anni e più dalla fine di quella band ha avuto lo stesso autentico impatto sonico.

Il pubblico inglese trasforma tutto in un immenso singalong, che solo poche volte fa capolino dal mix; i Nirvana suonano gran parte di Nevermind (dando a quei brani l’originale vigore che il lavoro in studio aveva spento) e ripescano molte b-side per dare corpo alla scaletta, chiudendo con Territorial Pissings e gettando la canzone più attesa nel mucchio, lì a metà strada: consci, loro per primi (e forse soli), che si trattava di una canzone come un’altra del loro repertorio – e probabilmente nemmeno la migliore – cui è capitata una gran fortuna. Tipico.

Insomma, Live At Reading è un disco da avere: un po’ perché il suo suono enorme (ma mai trionfale) spazza via tanto brusio moderno, un po’ per ricordare che furia siano stati i  Nirvana. E diciamolo: con Kurt sull’orlo del suicidio solo un giorno prima, anche per immaginare un finale diverso della storia.

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