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Noel Gallagher’s High Flying Birds – This Is The Place

Al secondo dei tre ep annunciati per questa fine 2019 la nuova attitudine di Noel Gallagher non fa più notizia, quindi ci si può godere This Is The Place per quello che è: un altro piccolo tassello di un puzzle da mettere insieme alla cieca.

I due ormai consueti remix della title track stavolta non dicono granché, dato che This Is The Place suona già perfetta per il dancefloor in un modo che nemmeno Black Star Dancing.

Dura una quarantina di secondi di troppo, questo sì; ma è una specie di piccolo compendio di cosa è (stata) Manchester: impossibile non rintracciare nelle armonie e nei vocalizzi, in egual parte, Voodoo Ray di A Guy Called Gerard (di questa anche l’impianto percussivo) e How Soon Is Now? degli Smiths; per il break di chitarra, quasi invisibile e semplicissimo, si può tirare dritti verso Liverpool circa 1965 o fermarsi a Salford dagli Hollies.

A Dream Is All I Need To Get By sarebbe letteralmente deliziosa se l’arrangiamento in stile Bacharach fosse più convinto (alla maniera di Half The World Away o Going Nowhere su The Masterplan); Evil Flower è una roba quasi dub, con una chitarra/sintetizzatore e sembra tirata fuori dal cassetto di Screamadelica.

Non è affatto vero che Noel non sappia più scrivere brani degni di nota o addirittura epici: semplicemente This Is The Place conferma che sta mettendo le sue abilità e la sua conoscenza enciclopedica al servizio di qualcos’altro. Cioè dell’istinto. Il risultato può essere imprevedibilmente buono o sorprendentemente stucchevole. Siamo più verso la prima ipotesi.