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Paolo Hewitt – Paul Weller, the changing man

Era estate, primi anni ottanta, il 1983 o 1984. Paul era ormai con gli Style Council.
Era metà settimana, ed eravamo stati a cena da Kettner a Romilly Street, a Soho.
Paul indossava una giacca color giallo acceso. Cercavamo un taxi a Canbridge Circus. Mentre cercavamo invano, entrambi notammo due tizi che ci fissavano dall’altra parte della strada. Pensai fossero dei fan, ma quando iniziammo a camminare giù per Shafterbury Avenue quei due ci seguirono.

«Paul – dissi – quei due..»
«Sì, ho visto, ci seguono. Continua a camminare»
Continuammo a camminare sino a trovare sulla nostra destra un palazzo in ristrutturazione.
Paul fece «aspettiamo qui. Se attaccano briga, usiamo queste assi».
Ci fermammo e ci guardammo intorno. I due camminavano proprio verso di noi, e ci guardavano in modo sfacciato. Pensai – ci siamo – e mi preparai.
Ma prima che potessi fare qualcosa, uno dei due tirò fuori dalla tasca un piccolo portafoglio nero, e lo aprì.
«Polizia!», urlò, sventolando il distintivo davanti alla faccia di Paul.
«Come ti chiami?»
«Paul»
«Paul come?»
«Paul Weller»
Il tizio si fermò per un attimo e poi si girò verso il suo compare.
«Ah! Cazzo, te l’avevo detto che era lui no? Stavamo ascoltando “Going Underground” in mensa l’altra sera. Ballavamo sui tavoli!»
E iniziò a urlare «going underground, going underground..»
Paul sorrise.
«Abbiamo visto che ci guardavate dall’altra parte della strada.»
«Sì, ci hanno segnalato un ladro d’auto vestito con una giacca gialla, per questo vi osservavamo.. – poi fece una pausa – Non eri tu, vero?».


ph changingmanA leggere Paul Weller, the changing man, la biografia di Paul Weller scritta da Paolo Hewitt, non ci si stupisce che i due, un tempo amicissimi, non si parlino più.
Anche se, da quel che s’intende, non solo a causa di questo libro.

In ogni caso, dal punto di vista privilegiato di Hewitt (madre di Sorrento, padre ignoto, originario di Woking come il Modfather e da lì scrittore), Weller viene descritto in tutte le contraddizioni spesso tipiche di un artista, senza fronzoli: sfacciato, incazzoso, rude, al tempo stesso generosissimo e attentissimo ai soldi, con una lingua che punge almeno quanto le sue canzoni.
Ed un talento smisurato; certo, magari con il vizietto di rubacchiare qualche riff qua e là da band sconosciute e farne hit da classifica.

Quelle di Hewitt, a dirla tutta, raramente sembrano parole di chi vuole vendicarsi di un ex amico (d’infanzia) screditandolo pubblicamente. In un certo senso, anzi, sembra un punto di vista sincero e totalmente privo di filtro. In qualche modo Hewitt poteva immaginare come sarebbe andata a finire: come lui stesso racconta, molti vicini a Weller negli anni sono stati a poco a poco esclusi dalla sua cerchia di amici, per i più vari motivi, tra i quali – ovviamente –  il fatto che il nostro uomo sa essere un vero stronzo.

Il libro ricostruisce il complesso mondo di Weller partendo da 68 canzoni da lui scritte nel corso degli anni, dai Jam alla carriera solista passando per gli Style Council, ed ognuna è spunto per dar luce ad una delle mille sfaccettature della personalità e della vita dell’artista.

Chiaro che Paul Weller non abbia digerito questo libro, sia esso un ritratto sincero ma (troppo?) trasparente, o un ritratto pretenzioso da parte di chi si vanta di saperne, o ancora, semplicemente, una vendetta. Noi accreditiamo la prima ipotesi.

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