Appunti Featured

Paperback Writer

Non è chiarissimo da dove arrivò l’ispirazione – un articolo del Daily Mail sui tascabili? Una lettera ricevuta da un’aspirante scrittore? Un pomeriggio passato a riordinare il negozio di un amico libraio? La voglia, semplicemente, di cambiare argomento, magari suggerita dalla zia Lil? – quel che ad oggi è certo è che Paperback Writer è una composizione da attribuire all’80% a McCartney, che si tratta praticamente della prima canzone dei Beatles a non parlare d’amore e che fu l’unico brano composto, registrato e pubblicato nel 1966 che i Fab Four suonarono dal vivo in quello che sarebbe diventato il loro ultimo tour, quell’estate in America.

I motivi per i quali Paperback Writer ha un posto speciale nella storia (non solo quella dei Beatles) sono molti e legati soprattutto alla tecnica, che gioca un ruolo fondamentale in questa vicenda, così come la voglia di spingersi oltre quelli che erano – all’epoca – i suoi limiti e le sue regole.

Lennon e McCartney si lamentavano spesso di una cosa in particolare: i dischi pubblicati fino a quel momento non rendevano affatto il suono del basso che avevano in mente; volevano qualcosa di più potente, viscerale quanto i dischi Motown e quanto le registrazioni di Wilson Pickett in particolare; volevano fregarsene della stretta disciplina imposta dalla EMI.

Il Macca cambiò strumento e passò ad un basso Rickenbacker, l’ingegnere del suono Geoff Emerick lo registrò usando un amplificatore come microfono: è per questo che lo strumento si sente rimbalzare così potente attraverso tutta la canzone (e il modo in cui entra, all’inizio, è spettacolare: pare un effetto da videogame); se volete ascoltare solo quello, eccovi accontentati:

E poi la chitarra robustissima e le voci: incisioni su incisioni, un casino di cori in cui Frère Jacques (l’originale, francese, della nostra canzoncina Fra Martino Campanaro, in inglese Are You Sleeping?) si mischiano alla melodia originale di McCartney.

Come rivelò George Harrison, fu in quel momento che i Beatles si accorsero di non avere più i mezzi per riproporre dal vivo la loro musica: qualche giorno dopo, in quell’aprile del ’66, avrebbero registrato Eleanor Rigby, una canzone pop priva di chitarre, basso, batteria, organo o pianoforte e, a meno di portarsi in giro cinque violinisti ed un violoncellista…

paperback_writerPaperback Writer rappresentò anche – appunto in quell’estate – il loro estremo e consunto tentativo di dare comunque qualcosa alle folle adoranti; ma ogni volta che suonavano questo brano dovevano inventarsi qualche trucchetto, qualche mossa per distrarre il pubblico e farlo urlare fino a nascondere il fatto che, semplicemente, non erano in grado di suonarne intere parti.

Ecco, se questa canzone non ha a che fare direttamente con il technicolor, con l’illuminazione sociale e colorata di Ticket To Ride, ha di certo a che fare con il progresso: la creatività dei quattro andava al doppio della velocità rispetto a tutto il resto e non restò altra scelta, per progredire, che fare un passo indietro e chiudersi definitivamente in studio.
Avvenne dopo il famoso concerto al Candelstick Park di San Francisco del 29 agosto e, non a caso, i Beatles si riaffacciarono al pubblico solo quando il loro suono tornò a guardare alle radici del rock’n’roll, ma ormai era troppo tardi (il famoso rooftoop concert).

E per lo stesso motivo, proprio con – o a causa di – Paperback Writer i Beatles inventarono i video: al posto di presentarsi di persona nelle trasmissioni televisive, girarono quattro filmati in cui suonavano in playback il nuovo singolo, uno di questi destinato addirittura all’Ed Sullivan Show (appena quattro anni prima avrebbero pagato di tasca proprio per apparire in quella trasmissione).

Proprio in quel filmato – recentemente restaurato – è evidente l’incisivo scheggiato di McCarney, causata da un incidente in moto e punto fondamentale della leggenda Paul Is Dead (se volete approfondire, consigliatissimo il libro Il Codice McCartney).

Dal punto di vista testuale, McCartney si immedesima in un aspirante novellista che scrive una lettera per richiedere qualche attenzione ad un editore («Dear Sir or Madam, would you read my book…»); non senza ironia, perché il protagonista è disposto a tutto pur di fare della scrittura il suo mestiere («sono un centinaio di pagine, in una settimana o due posso scriverne di più, posso accorciarlo o allungarlo se le piace lo stile…») e nel tempo non è mancato chi ha voluto leggere in questo testo una presa per il culo rivolta ai tanti aspiranti artisti (o presunti tali) ai quali i Beatles stessi avevano aperto la strada.

Ma il punto è che siamo di fronte – forse per la prima volta, o per la prima volta con tanta efficacia e risonanza – alla trasposizione in musica, voluta o meno, dell’osservazione di certe dinamiche sociali: più tardi in quello stesso anno Ray Davies e i suoi Kinks pubblicheranno Face To Face, da molti considerato il primo concept album della storia, che contiene una serie di calzanti ritratti in musica.

A proposito di tecnica, il lato b di Paperback Writer stravolge ancora una volta le regole del pop: Rain è un tripudio di voci a ritroso – qui per la prima volta (o quasi) su nastro – con una  performance strepitosa di Ringo (rimane, ad oggi, la sua preferita di sempre) e il topico della pioggia, alla quale i Beatles non associano alcun alone di tristezza, quanto piuttosto una forte rivendicazione di vitalità.

0 comments on “Paperback Writer

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *