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Patience – Dizzy Spells

Ricordate i Veronica Falls? Due buoni album ad inizio decennio poi lo stop.

Roxanne Clifford, che era il punto focale di quella band, da qualche tempo ha trovato un nuovo nome, Patience, ha scoperto la gioia dei sintetizzatori e dopo un paio di singoli arriva al debutto sulla lunga distanza.

Dizzy Spells è uno di quegli album che riconciliano con il gusto delle cose semplici: bassi che rimbalzano, motivetti che si incollano in testa (Girls Are Chewingum, Living Thing Don’t Last, The Church, The Pressure), pochi fill di chitarra proprio dove si deve e la voce di Roxanne che rimane soffusa – ma non è indecisione, è il suo tocco che è una carezza leggera.

Una mezz’ora di synth pop dritto dritto, che scorre via in evidente debito con la storia (Depeche Mode e Pet Shop Boys su tutti), ma è nobilitata dalla qualità della scrittura e dalla facilità di creare melodie a presa rapida.

Dizzy Spellsracconta Roxanne Clifford – è stato un lungo parto: ha dovuto imparare ad utilizzare i synth, a scontrarsi con le difficoltà tecniche del caso ed a fare a meno dell’immediatezza della chitarra. E alla fine ha dovuto capire come convogliare quello che aveva in testa dentro questo nuovo registro (Voices In The Sand è già così un gran bel singalong, chissà cosa sarebbe in un diverso contesto sonoro). Proseguendo, troverà uno stile più personale: le premesse ci sono tutte.